Aldo e Lella Fabrizi rivivono in scena


ROMA – “Si diceva non andassero d’accordo. Anche per questo è nato lo spettacolo, per raccontare come, invece, mia nonna e mio zio fossero due fratelli dal forte carattere, ma che si stimavano moltissimo”. A raccontare all’ANSA è Mauro Trabalza. Sua nonna era Elena Fabrizi, per tutti eternamente la Sora Lella dei film di Carlo Verdone di cui nel 2023 ricorre il trentennale della scomparsa, e suo zio il grande Aldo Fabrizi dei film del Neorealismo e delle commedie di Totò. Alla terza generazione a gestire la trattoria di famiglia sull’isola Tiberina (Mauro è aiuto-chef poi ci sono i fratelli Renato, chef; Simone, all’accoglienza; ed Elena alla parte amministrativa), è da lui che è nata l’idea de “L’acqua e la farina”, spettacolo scritto da Antonio Nobili con Alessio Chiodini, al debutto il 15 e 16 ottobre al Teatro Garbatella, che quella storia familiare, tra cucine e set, la riporta in scena all’oggi. Protagonisti, Luigi Nicholas Martini e Mary Ferrara, a interpretare i due Fabrizi, e poi Enrico Tamburini, Ilaria Mariotti e Trabalza nei panni di sé stesso. “La storia avviene tra i tavoli del nostro ristorante – racconta – Abbiamo immaginato che nonna e zio tornassero a incontrarsi, come fantasmi. E scegliessero il loro periodo migliore, intorno ai trent’anni: nonna giovane e zio ai tempi di Roma città aperta e I soliti ignoti. Si è scritto molto su di loro, si è parlato di invidia – prosegue Trabalza – La verità è che zio Aldo aveva grande rispetto per nonna. Lui era il primo di sei figli, lei l’ultima. Rimasero orfani e zio, a soli 10 anni, si caricò tutta la famiglia sulle spalle. Me lo ricordo – sorride – quando veniva al ristorante con quel suo modo apparentemente burbero. Noi bambini gli davamo del ‘voi’. Per le feste mi mandavano a casa loro a portare qualche piatto e lui indietro mi dava della pasta integrale: ‘dalla a nonna così non ingrassa’”, ride. “Non ci fu invidia neanche quando nonna vinse il David, anzi – prosegue – Mio padre Aldo (si chiamava così anche lui ndr) raccontava che zio gli disse: mia sorella è brava, ma non glielo di’…’. Erano fatti così”. Gli aneddoti sono infiniti, dalla miniserie Quel negozio di piazza Navona in cui Trabalza a sette anni recitava sulle ginocchia di zio Aldo, alla Sora Lella alle prese con ricette, medicine, massaggi alle gambe. “Ci potevi parlare di tutto, anche di sesso – racconta – Quando ti mettevi con qualcuna, lei la squadrava: non so se mi piace. Fammece parla’ e poi ti dico”. Insomma, proprio come nei film di Carlo Verdone. “Con mio padre era la regina del ristorante. Negli anni ’80 le offrirono uno spazio a Radio Lazio in cui raccontava, dava consigli. Verdone la sentì e venne a conoscerla”. Da lì il successo con film come Bianco, rosso e Verdone e Acqua e sapone e le serate al Maurizio Costanzo Show. “Era felicissima, ma non cambiò mai – prosegue il nipote – Anche quando qui c’era la processione per avere un autografo. Lei sorrideva, ma poi si faceva sentire: aho’, qua dovete venire per mangia’!”. Ma allora, quella leggenda che i fratelli Fabrizi non andavano d’accordo, come nacque? “Credo per una delle sue ultime interviste al Costanzo – riflette Trabalza – Era appena morta sua figlia, la sorella di papà. E lei, comprensibilmente, era molto triste. Disse ‘mi sarebbe piaciuto che Aldo mi avesse chiamata di più’. Ma era malinconia”. Tanto che oggi “i miei cugini, nipoti di Aldo, mi hanno aiutato a ritrovare lettere e documenti per lo spettacolo”. E per il trentennale della scomparsa della Sora Lella? “Ci stiamo lavorando. Intanto è in uscita Annamo bene, volume in cui mio fratello Renato ha raccolto 60 ricette storiche della nostra famiglia, con la prefazione di Carlo Verdone”.


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