Alla Scala Martone mette Fedora in un quadro di Magritte


– Il palco della Scala si trasforma in un quadro di René Magritte per Fedora, l’opera di Umberto Giordano che debutterà il prossimo 15 ottobre con la regia di Mario Martone, la direzione di Marco Armiliato e il ritorno davanti al pubblico milanese di Roberto Alagna, che se ne era andato dal palcoscenico nel bel mezzo di una rappresentazione di Aida nel 2006 dopo i fischi di qualche loggionista. In realtà Alagna è già tornato, ma per un evento senza spettatori presenti. Ha infatti partecipato al Gala di star della lirica ‘A riveder le stelle’, che ha inaugurato la stagione il 7 dicembre 2020, che però è solo stato trasmesso in tv e streaming per il divieto di avere pubblico in sala causa Covid.
E’ “in forma smagliante – ha assicurato Armiliato, che debutta sul podio di un’opera alla Scala – così come il resto del cast”, in cui spiccano Sonya Yoncheva nel ruolo della protagonista, Serena Gamberoni in quello di Olga e George Petean in quello di De Siriex. Il Covid ha influenzato in qualche modo anche quest’opera. Il lavoro era infatti iniziato nel 2019, il progetto delineato e la costruzione delle scenografie partita una settimana prima del lockdown. Non c’era ancora alcuna avvisaglia della guerra quando Martone si è immaginato questa storia di spionaggio russa di fine Ottocento, tanto che ne aveva parlato con Valery Gergiev, il maestro con cui stava pensando a realizzare un’opera al Marinskij di San Pietroburgo. Forse, se l’avesse pensata dopo, questa Fedora sarebbe diversa, ha ammesso lui stesso. Ma così non è. Come ha già fatto per La cena delle beffe e per l’Andrea Chénier, altre due opere di Giordano che ha messo in scena alla Scala, Martone ha voluto scardinare il contesto. In questo caso ad essere sottolineati sono gli elementi dell’enigma, della storia di spie a cui ha fatto da ispirazione il quadro di René Magritte L’assassino minacciato: un omicida ha accanto a sé il cadavere di una persona mentre viene osservato da tre uomini affacciati alla finestra e altri due uomini lo aspettano per fargli una imboscata. D’altronde anche in Fedora “la storia bussa alla porta dei destini individuali e li infrange”. La principessa che vuole vendicare l’assassinio dell’uomo che avrebbe dovuto sposare il giorno dopo a San Pietroburgo (resa in modo realistico), scopre a Parigi (dove, nella scenografia di Margherita Palli, si insinuano i primi elementi di Magritte) che il killer aveva agito non per ragioni politiche ma perché questi era l’amante della moglie. Si innamora dell’assassino e con lui fugge in Svizzera (dove ‘prende vita’ in un quadro di Magritte). Ma la lettera che aveva già inviato alla polizia russa per denunciarlo ha portato all’arresto del fratello, morto poi in carcere e a quella della madre uccisa dal crepacuore. In colpa per la morte di due innocenti, Fedora allora si uccide. “Che spettacolo è? – si è chiesto Martone – Non lo so. Stranissimo”.


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