• Caccia a un leader che guidi la coalizione

    Si potrebbe e anzi si dovrebbe salire sul predellino quattordici anni dopo, visto che questo centrodestra non pare adatto ad affrontare le sfide dell’immediato futuro. Il direttore Sallusti non specifica se con ciò intenda un partito unico, come fu il Pdl. L’idea in realtà mi lascia un po’ scettico, per una ragione storica generale e una attinente la storia della destra e dei moderati. Se il temperamento politico degli italiani non porta verso il bipartitismo, sul piano della destra, poi, essa è per vocazione plurale e frastagliata fin dall’Ottocento: è stata durevolmente entro un partito unico solo in due occasioni, durante il fascismo e nella Dc, in cui però conviveva con tendenze progressiste. Se l’idea di una sola formazione mi pare da evitare, quella di un leader che rappresenti l’intera coalizione, e quindi una struttura di coordinamento agile ma efficace, che conduca nella stessa direzione Lega, Fdi e Fi, mi pare assai più percorribile e anche auspicabile. Difficile ora intravedere il leader. Berlusconi potè pronunciare il discorso del Predellino perché era al tempo stesso il fondatore della coalizione, il capo del suo primo partito e il leader carismatico del popolo di centrodestra. Oggi la situazione è del tutto diversa: ognuno è più leader del proprio partito e meno della coalizione. La regola adottata è: diventa capo chi prende un voto in più. Ma il capo deve essere identificato ben prima, non dopo il voto. E riconosciuto anche dagli elettori degli altri due partiti. La realtà è che stanno già funzionando le dinamiche proporzionalistiche, che si accentueranno ancor di più nel disgraziato caso di legge proporzionale. Ma se non si riuscirà a dotarsi di un leader di coalizione, almeno si punti su una struttura di coordinamento e di programma, legittimata da pieni poteri; altrimenti la nuova legge elettorale spazzerà via il centrodestra e ciascuno andrà per la sua strada.



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