Camera, il nome è Fontana leader cattolico della Lega


Dopo l’elezione di Ignazio La Russa i riflettori sono puntati sull’elezione del nuovo presidente della Camera. A Montecitorio la prima giornata di votazioni si risolve, secondo le previsioni, in un nulla di fatto e in una lunga sequenza di schede bianche. Alla Camera serve una maggioranza più ampia per eleggere il presidente nei primi scrutini: nelle prime tre votazioni è necessario raggiungere una maggioranza dei due terzi – dei componenti nella prima, dei votanti nella seconda e nella terza – e nessuno è disposto a schierare e bruciare i propri nomi.

Oggi, invece, si fa sul serio e si punta a chiudere la partita. Dopo le fibrillazioni legate alla scelta della seconda carica dello Stato, Matteo Salvini ha fatto chiarezza e annunciato che alla Camera il candidato del centrodestra sarà Lorenzo Fontana. Se nella mattinata di ieri sembrava quasi fatta sul nome di Riccardo Molinari, le quotazioni del presidente dei deputati leghisti sono andate calando nel corso della giornata. È prima spuntato il nome di Nicola Molteni, poi il segretario della Lega ha definitivamente chiuso la questione dopo un incontro pomeridiano con Giorgia Meloni. «Ho chiesto a Riccardo Molinari la disponibilità a proseguire il suo mandato da capogruppo della Lega. Sarà il miglior capogruppo possibile, ruolo per me politicamente più rilevante per i prossimi cinque anni. Fontana è il nostro candidato».

Si deciderà quindi con ogni probabilità al quarto scrutinio, che per il regolamento della Camera deve svolgersi nel secondo giorno di legislatura ed è fissato per le 10.30 di oggi. Uno scrutinio nel quale basterà la maggioranza assoluta dei voti, cioè uno più della metà, con la coalizione di centrodestra certa di poter eleggere un suo candidato con i suoi voti, che sono in tutto 235. Lorenzo Fontana per ora resta prudente e scherza: «Non so niente, so di Giorgetti alla Juventus e io al Verona». Su di lui però in serata sarebbe arrivato anche il via libera di Forza Italia che ha 45 deputati, decisivi per il raggiungimento del risultato finale.

Lorenzo Fontana, 42 anni, nato a Verona, laureato in Scienze Politiche a Padova e in Storia all’Università Europea di Roma, è vicesegretario della Lega dal 2016. È stato europarlamentare dal 2009 al 2018, anno in cui viene eletto a Montecitorio e diventa vicepresidente della Camera. Dopo la nascita del governo gialloverde, assume l’incarico di ministro per la Famiglia e le Disabilità. Nel luglio 2019 passa al dicastero degli Affari Europei. Carattere forte, capace di resistere a polemiche e pressioni, Fontana finì nel mirino del centrosinistra per la maglietta con gli slogan anti sanzioni alla Russia e quando da ministro della Famiglia disse di voler contrastare il crollo demografico, disincentivando l’aborto aiutando le famiglie, puntualizzando che per lui sono quelle tradizionali, composte da uomo e donna. Tutti gli altri tipi di famiglia non sono nel contratto di governo tra Lega e Cinquetelle e quindi non sono una priorità. «Perché esistono le famiglie Arcobaleno?» risposte Fontana al Corriere della Sera dopo la sua nomina a ministro. E polemizzando con Vincenzo Spadafora, sottosegretario Cinquestelle con delega alle Pari Opportunità, puntualizzò ulteriormente: «La famiglia che riconosciamo e che sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».


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