“Cara Giorgia, da artista e libertario ti prego: affida la Cultura a un sognatore come Sgarbi”


Il ministero della Cultura è il più importante perché è forse l’unico dove il denaro ha un ruolo minore. Qui conta la persona, non la politica, perché la Cultura è ciò che distingue l’essere umano dall’animale. Niente giochi di potere, la Cultura non può permettersi di essere guidata da un mediocre che non vola, perché il ministero della cultura è un aereo di linea con dentro tutti i cittadini e il pilota non può essere incompetente , perché se cade li ammazza tutti. Il ministero della Cultura è il punto focale della vita.

Quindi, signora futura premier Giorgia Meloni, io mi rivolgo a lei.

Amica mia, donna dal talento e dallo spirito eccezionale, persona speciale che può in questo momento decidere le sorti dei nostri prossimi anni; a cui io ho dato fiducia rischiando di restare solo e abbandonato da tutti i miei amici, da tutto il mondo dell’arte e di perdere rispetto e credibilità; perché io, Morgan, artista e uomo di cultura anarchico, l’ho appoggiata e difesa con tenacia, con il cuore, pur essendo un libertario, non un fascista, essendo un uomo libero che va dove va il buon senso e dove vanno le idee, dove va la verità, e la bellezza; io, l’unico intellettuale moderno che le ha dedicato oltre che il tempo e le parole, il cuore e la mente, ora le do un pizzicotto simpatico per vedere se è sveglia e reattiva, ma glielo do con un sorriso e dandole un bacino sul gomito, come si fa con una bambina che non vuole svegliarsi per andare a scuola.

Con voce calda, profonda e un po’ roca di cantautore, poeta e crooner, di papà che spiega il significato di una fiaba, non le rivolgo le strigliate della mamma o le ramanzine della maestra. Io che non ho avuto la vita facile, io che lotto tutti i giorni contro il mondo per mantenere famiglie multiple perché sono uno dei più grandi artisti che questo Paese possa vantare senza meritarselo ma sono anche un coglione di prima categoria che ha fatto danni a destra e a manca, perché sono un essere umano, io le dico questo:

Futura nostra Duce (faccetta
che ride)
non faccia la follia
di non fare come dice:
non rischi che l’Italia
non viva in meraviglia
lasci il ministero, quello
culturale
a chi ne sa davvero di vita
intellettuale.
La cultura deve avere come
conducente
una figura popolare,
persona trasversale
che in questa nostra era
ha solo un nome noto
e lo dice la sinistra, la
destra e i libertari
per varie ragioni ma in
fondo tutte uguali:
dalle cattedrali agli stadi,
dai virtuosi ai più sfigati
non c’entra il vil denaro
non c’entrano i miliardi,
si sente dire in coro:
«Lo dia a Vittorio Sgarbi».

Cultura è la parola più vasta che ci sia, è la parola che fa tremare, perché fa inginocchiare, abbassare la testa per rispetto e per bisogno, e fa piegare la schiena e abbassare gli occhi, al contadino che deve raccogliere e all’occhio che deve cogliere. La cultura è l’alto e il basso, e in mezzo ci sta tutto. È culto e raccolto, cielo e terra, la leggerezza gioiosa dello spettacolo d’arte e lo studio pesantissimo della filosofia, la serie tv e il documentario di scienza. La cultura fa soggezione e genera il rispetto spontaneamente, non per ricatto e non per imposizione. Se la cultura appartiene al più elevato essere umano, il sovrano, il potente, l’illuminato, e riguarda anche il più umile individuo come il proletario, il carcerato, il bracciante, il dipendente, il disperato, ciò vuol dire che appartiene a tutta l’umanità racchiusa fra i due estremi. Colto, raccolto, cultura, coltura. Coltivare la matematica, coltivare la musica; il culto del fallo, cogliere in fallo, insomma «cultura» è una parola che vale tanto per i contadini che seminano e raccolgono i frutti tanto quanto i professori che stanno tutta la vita sui libri e quindi sanno un sacco di cose: in mezzo, ci sta tutta l’umanità.

Ecco perché la Cultura non è di destra o di sinistra, perché è per tutti, riguarda tutti e tutti ne hanno bisogno. Il pane è di sinistra? E l’ombrello? È di destra? Dio che è necessario per tutti e che tutti conoscono, possiedono, frequentano, usano automaticamente: non ha colore politico ma è rispettato da tutti e appartiene a tutti.

Dunque il ministero della Cultura non può:

1) rientrare nel totoministri;

2) essere affidato ad un mediocre;

3) essere considerato meno importante della Difesa o dell’Economia;

4) essere esso stesso un centro culturale;

5) non occuparsi di tutte le discipline artistiche;

6) avere colore politico;

7) spegnersi;

8) subire o attenersi alle regole e alle burocrazie frenanti e limitanti;

9) avere meno stanziamenti degli altri;

10) non essere affidato a Vittorio Sgarbi.


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