“C’è stato un accordo…”. Giallo sui 17 voti in più a La Russa


All’uscita dall’Aula del Senato si rincorrono smentite e accuse incrociate sui voti che fuori dal perimetro del centrodestra hanno reso possibile l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza di Palazzo Madama. Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, infatti, possono contare su 115 seggi al Senato. Della pattuglia azzurra, però, hanno risposto alla chiama solamente Silvio Berlusconi ed Elisabetta Casellati, e non è detto che abbiano votato per il fedelissimo della Meloni. Dando per assodato che entrambi l’abbiano fatto, secondo un rapido calcolo dovrebbero essere almeno 17 i senatori di altri partiti che hanno puntellato la maggioranza, garantendo l’elezione di La Russa nonostante la protesta degli azzurri.

A rompere per primo il silenzio è Silvio Berlusconi che intercettato dai giornalisti nei corridoi di Palazzo Madama torna sul voto dicendo: “Sapevamo che La Russa lo avrebbero votato gli altri, Renzi, Azione e i senatori a vita”. “Io – rimarca prima di lasciare il Senato – ho dato un segnale di apertura per una collaborazione”. Matteo Renzi, però, si affretta a smentire: “Noi non siamo stati, altrimenti lo rivendicherei”. “Non esiste per noi liberali votare un nostalgico del fascismo”, gli fa eco l’alleato Carlo Calenda. “Oggi noi in Senato abbiamo votato scheda bianca. L’elezione di La Russa nasce da un regolamento di conti interno alla destra e prima ancora dalla folle strategia delle alleanze del Pd e di Enrico Letta”, ripete l’ex premier su Twitter.

Ma il segretario del Pd respinge le accuse al mittente e sempre via social definisce “irresponsabile oltre ogni limite il comportamento di quei senatori che hanno scelto di aiutare dall’esterno una maggioranza già divisa e in difficoltà”. “Il voto di oggi al Senato certifica tristemente che una parte dell’opposizione non aspetta altro che entrare in maggioranza”, scrive il leader Dem. Dalle file del Pd interviene anche Dario Franceschini: “Chi ha votato La Russa non sa bene cosa è la politica. Oggi avevamo l’occasione di mettere in difficoltà la maggioranza”.

Difficile che, come ipotizza il senatore di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, parlando con i giornalisti davanti alla Buvette, dietro possa esserci un semplice “attestato di stima” nei confronti di La Russa per “la sua simpatia e cordialità”. Le voci che si rincorrono all’interno del palazzo parlano di una strategia ben precisa per ottenere nomine e incarichi istituzionali. Al centro, secondo i bene informati, ci sarebbe innanzitutto la partita per l’elezione dei vice presidenti del Senato e dei questori. Ieri Renzi denunciava l’inciucio tra Pd e M5S per tenere fuori il Terzo Polo. Ma a sentire i Dem il voto di oggi “dimostra che c’è una trattativa diversa in corso”. “Se la prossima settimana uno dei due questori, che spetterebbe di diritto al Pd, andrà a Renzi, avremo la prova”.

Secondo fonti vicine al Partito Democratico, Italia Viva e Azione avrebbero voluto dimostrare “di poter fare la stampella della destra, ma che questa stampella ha un costo in termini di incarichi”. “Io, come tutto il Pd, ho votato scheda bianca, su questo non c’è dubbio. Secondo me potrebbe esserci stato un accordo tra Terzo Polo e 5S”, dice ai microfoni di un Giorno da Pecora, su Rai Radio 1, anche il neo senatore Andrea Crisanti. Qualcun altro, invece, scommette in un accordo fra Terzo Polo e la corrente renziana del Pd. Una ricostruzione che fa sorridere i Dem: “I renziani nel Pd non ci sono più”.

La replica di Renzi è netta: “Chi dice che siamo stati noi a votare La Russa per avere la vicepresidenza non capisce che per averla dovrebbero dire di sì anche il Pd e il M5S, e non ce lo diranno mai”. “Lo si vedrà la prossima settimana quando verranno eletti vicepresidenti al Senato Dario Franceschini e Stefano Patuanelli”, ripete un big di Azione intercettato fuori dall’Aula di Palazzo Madama.


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