Conte al guado di fine 2020, ascolto ma no ai diktat

E’ un problema di metodo, più che di merito. E il metodo dei diktat mette continuamente a repentaglio l’azione del governo. La replica di Giuseppe Conte a Matteo Renzi ci sarà molto probabilmente in diretta tv, con in platea la stampa parlamentare italiana. La conferenza di fine anno fornisce al presidente del Consiglio una sponda ideale per la sua contromossa nei riguardi dell’ex premier. Conte parlerà innanzitutto agli italiani. Parlerà di cose concrete, dal piano vaccini, alle possibili riaperture post-Epifania. Fino al Recovery Plan. Ma non disdegnerà, spiega chi lo conosce bene, uno o più “colpi di fioretto” in direzione di Italia Viva.

    C’è un punto, infatti, che anche a Palazzo Chigi ormai sembrano aver accettato. Il governo, con questo andazzo, non può andare avanti. E non può farlo innanzitutto sul Recovery Plan sul quale, è il mantra di Conte, il Paese si gioca la sua credibilità in Europa e nel Mondo. Per questo quella che si terrà in mattinata a Villa Madama potrebbe davvero essere l’ultima conferenza stampa di questo governo, così per come, finora, abbiamo conosciuto la formazione dell’esecutivo. Come cambierà e – soprattutto – se riuscirà a superare quest’ultimo, cruciale guado, lo si vedrà solo in gennaio. Sarà nel primo mese del 2021 che Conte proverà uscire dalla tenaglia fatta da pressing su cronoprogramma e agenda, voci sempre insistenti di rimpasto e necessità di rilanciare, da qui almeno al semestre bianco, l’azione dell’esecutivo. Una necessità che viene evidenziata da tutti: dal Pd al M5S a Leu fino, ovviamente a Iv.

    Nella conferenza stampa non è previsto un discorso introduttivo del presidente del Consiglio. Dopo un breve saluto Conte passerà direttamente alle domande dalla platea. Gli argomenti, come ogni anno, saranno i più disparati ma il cuore politico di queste ore resta il rapporto con Iv. Sul Recovery Plan Conte confermerà, dopo i passi falsi ( secondo l’opinione di molti, tra gli alleati) di dicembre, il rientro alla collegialità piena, nel rispetto anche dei rapporti di forza tra i partiti di maggioranza. Sulla delega ai Servizi difficilmente annuncerà passi indietro (“la legge del 2007 gli dà questa facoltà”, si ricorda a Palazzo Chigi) ma è possibile che apra ad una rimodulazione della squadra dell’esecutivo. Qui, tuttavia, Conte corre sul filo, quello che divide la prospettiva di un “ter” dalla crisi di governo. Un filo del quale c’è piena consapevolezza anche al Quirinale, mai come in questi giorni vigile sulle tenuta dell’esecutivo. Colle dal quale, nei scorsi giorni, è filtrata più volte la moral suasion sui rischi di un rimpasto corposo sulla stabilità del governo.

    Il punto di arrivo di questa navigazione a vista potrebbe essere il voto dell’Aula sul Recovery Plan, che potrebbe tenersi entro gennaio. Voto che, nella strategia di Conte, potrebbe essere di fatto una nuova fiducia a un governo – magari solo con qualche profilo ministeriale cambiato. Ed è in questa occasione, secondo il tam tam che filtra nella maggioranza, che Conte potrebbe sfidare Renzi sui numeri. Incassando, oltre al sì di un manipolo di parlamentari di Iv che non seguirebbero il leader, il sì di un gruppo di centristi, responsabili, consapevoli che nel centrodestra a trazione sovranista e con il taglio dei seggi, alle prossime elezioni per loro non ci sarà più spazio. Un gruppo che, alle prossime urne, potrebbe essere parte di quella “lista Conte” mai come in queste giorni presente nei sussurri dei Palazzi romani. Opzione che si renderebbe addirittura necessaria nel caso Renzi optasse per l’appoggio esterno.  
   


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