Dal ricordo di Ramelli a Pertini: l’esordio di La Russa al Senato


Ha citato l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ha menzionato il commissario Luigi Calabresi, testimone e vittima di uno dei periodi più bui per il Paese. Ha scelto riferimenti bipartisan, facendo anche i nomi di alcuni militanti di destra e di sinistra assassinati negli Anni di piombo. Nel suo primo discorso da presidente del Senato, Ignazio La Russa ha scelto l’istituzionalità e l’imparzialità richiesti dal nuovo ruolo ricoperto. Lo ha spiegato e riconosciuto lui stesso, in uno dei passaggi dell’intervento d’insediamento declamato dopo la sua elezione.

La citazione di Pertini

Parlando davanti ai senatori che gli avevano affidato lo scranno più alto di palazzo Madama, il cofondatore di Fratelli d’Italia ha ricordato la propria storia. “Ho cominciato a fare politica nelle organizzazioni giovanili. L’ho fatta nei momenti duri, durissimi, della contestazione, della violenza, della resistenza al terrorismo“, ha affermato La Russa. E qui è scattato il primo riferimento del suo discorso: quello a Sandro Pertini. “C’è una frase che mi ha ispirato su come comportarmi in quegli anni (…) Era una frase di un Presidente della Repubblica italiana, di estrazione certamente non identica alla mia. Questo Presidente, che abbiamo apprezzato anche nelle sue esternazioni extrapolitiche (penso a quando abbiamo vinto i campionati del mondo di calcio), era Sandro Pertini e la frase era la seguente: ‘Nella vita talvolta è necessario saper lottare non solo senza paura, ma anche senza speranza’“, ha dichiarato il neoeletto presidente del Senato.

Il pantheon, gli Anni di Piombo

La lotta non avviene solo quando pensi di poter vincere, ma quando pensi che quell’occasione valga la pena di essere vissuta. Grazie a Sandro Pertini per questo insegnamento“, ha poi aggiunto La Russa, iniziando così a tracciare un ideale pantheon. Applausi si sono levati nel prosieguo del discorso, quando l’esponente Fdi ha menzionato alcune vittime della violenza degli Anni di piombo. “In tanti anni di politica ho potuto vedere da vicino le evoluzioni della società italiana, anche le più traumatiche. Non posso non ricordare la drammatica stagione delle violenze, del terrorismo politico e dei tanti ragazzi, di ogni colore politico, che hanno perso la vita solo perché credevano in degli ideali, o a volte solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato: studenti, servitori dello Stato, giornalisti, imprenditori, politici. Le loro storie rappresentano un portato che ancora oggi è e deve essere una stella polare per tutti noi“, ha premesso La Russa, facendo poi nomi e cognomi.

Ramelli, Fausto e Iaio

Di nomi ne potrei fare tanti e dovrei forse farne tanti, ma credo che quello dell’ispettore Calabresi possa rappresentarli tutti“, ha annoverato l’ex ministro della Difesa, ricordando il servitore dello Stato ucciso 50 anni fa a Milano. “Assieme al suo, per restare nella mia Milano, i nomi di tre ragazzi: un militante di destra, Sergio Ramelli, che ho conosciuto e di cui sono stato anche avvocato di parte civile e due di sinistra, i cui assassini non sono mai stati trovati, Fausto e Iaio“, ha proseguito La Russa. L’assassinio di Sergio Ramelli avvenne nel 1975 a opera di estremisti di sinistra, mentre i militanti del centro sociale “Leoncavallo” Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci furono uccisi nel 1978.

Infine, La Russa ha sottolineato il suo nuovo ruolo politico. Anche in questo caso, lo ha fatto ricordando la propria storia e offrendo un altro riferimento emblematico. “Sono stato sempre un uomo di parte, di partito più che di parte, ma in questo ruolo non lo sarò. È una lezione che ho appreso in tanti anni, tra gioia e dolori; anni di militanza, di affermazioni, di difficoltà, cercando sempre di cogliere dagli eventi ogni utile occasione di crescita, anche di messa in discussione delle proprie posizioni. Non rimanere abbarbicato a idee immutabili, ma svilupparle senza tradirle è stato l’impegno non solo mio, ma della mia parte politica in maniera larga“, ha affermato La Russa.

“Il non dimenticato Tatarella”

Poi, il senatore ha specificato: “Questo insegnamento a livello personale l’ho appreso da mio padre, che è stato senatore di questa Repubblica, e a livello politico l’ho ricevuto da più persone, ma in particolare da un uomo che ha insegnato a me e non solo a me il valore del dialogo e dell’armonia. Non a caso veniva chiamato ‘ministro dell’armonia’, il non dimenticato onorevole Pinuccio Tatarella“. Così, all’ideale pantheon evocato da La Russa si è aggiunto il nome dello storico esponente Msi e ministro del primo governo Berlusconi, nel 1994, ricordato e apprezzato anche dagli avversari politici per il suo ruolo di mediazione.


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