Draghi vola a Parigi prima dell’ultima battaglia. Asse con Macron su economia e prezzo del gas


Due premier? Non scherziamo. Niente diarchia, nessun raddoppio, nemmeno l’ombra di una qualche forma di confusione istituzionale, Mario Draghi è «pienamente» in carica e guiderà il Paese per un altra decina di giorni almeno, mentre Giorgia Meloni avrà l’incarico soltanto dopo il Consiglio Europeo del 20. Infatti eccole le immagini di Super Mario che arriva in serata all’Eliseo per un lungo e «cordialissimo» e «proficuo» faccia a faccia con Emmanuel Macron. «Una cena tra amici», riferiscono le fonti diplomatiche, dove in realtà il piatto forte sono le prossime scadenze Ue, dal tetto sul prezzo del gas all’economia. Tra una settimana a Bruxelles su caro bollette ed energia si gioca una partita decisiva e sarà Draghi a scendere in campo.

Poi certo, siamo agli ultimi giri di valzer. E se la data per lo scambio di consegne con tanto di rito della campanella non è stata stabilita, è per tre motivi precisi. Primo, impensabile per il Quirinale, ma pure per la stessa leader di Fdi, indebolire il capo del governo proprio mentre sarà impegnato in una difficile trattativa a Bruxelles: chi ha istruito i dossier ora li deve portare a termine. Secondo, la Meloni non vuole bruciarsi saltando in corsa dentro un negoziato complicato di cui non conosce tutti i particolari: il rischio di figuracce internazionali sarebbe troppo alto. Terzo, non ultimo: come si è visto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, la strada di Giorgia verso Palazzo Chigi è ancora lunga, la trattativa in alto mare, la squadra da definire.

Così anche Sergio Mattarella ha dovuto aggiornare l’agenda. L’idea iniziale era quella di cominciare subito con le consultazioni, convocando i partiti dal 16, perché con questi chiari di luna, alla vigilia della Finanziaria, l’Italia non può restare senza un governo che abbia la fiducia del Parlamento. Guerra, Covid, crisi economica, lavoro: sono tante le emergenze da aggredire in fretta. Poi però le difficoltà del centrodestra hanno convinto il capo dello Stato ad allungare il brodo. Le consultazioni dovrebbero quindi partire tra il 19 e il 20, Draghi con i suoi poteri rappresenterà l’Italia al Consiglio europeo del 20 e 21 e sabato 22, se nel frattempo sarà riuscita a risolvere il cruciverba politico, la Meloni otterrà il mandato per formare il nuovo esecutivo. Una volta concordata la lista dei ministri con il presidente, tra il 24 e il 25 potrebbe giurare e presentarsi alle Camere per il voto di fiducia.

Intanto ragazzi, dicono al Quirinale, tranquilli, c’è Draghi, mica uno qualsiasi, siamo in buone mani. A Parigi lui e Macron rinsaldano il patto di ferro tra i due Paesi, il Trattato del Quirinale firmato l’anno scorso. Il 24 e il 25 il presidente francese sarà a Roma e vedrà Mattarella. Intanto saluta Draghi, con «un gesto di attenzione particolare», l’invito a cena. «È la dimostrazione della notevole sintonia con cui hanno lavorato», spiegano a Palazzo Chigi.

E prima di avviare «una transizione ordinata» con chi gli succederà, Draghi si prepara alla sua ultima battaglia, il tetto dinamico sul prezzo del gas e i fondi comuni Ue per le emergenze, sul modello Sure. E dopo? Davvero il «nonno delle istituzioni», come si è autodefinito, andrà ai giardinetti? A un Mario Draghi in pensione non crede nessuno. Macron lo vorrebbe a capo della Nato, quando a giugno scadrà il mandato di Jens Stoltenberg. Altra ipotesi, la guida della Commissione europea, dopo la von der Leyen. Lui si dichiara non interessato, ma anche se lo fosse la risposta sarebbe la stessa.


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