Effetto Frusciante, nuovo album per i Red Hot Chili Peppers


ROMA – Ormai è chiaro che esiste l’effetto Frusciante: quando c’è lui la creatività dei Red Hot Chili Peppers decolla. Succede a cicli: quando entrò per la prima volta, i RHCP realizzarono “Blood Sugar Sex Magic”, il capolavoro della consacrazione. La prima uscita traumatica nel 1992, con conseguente drammatica deriva tossica, il grande ritorno che fruttò “Californication”, “By The Way” e “Stadium Arcadium”, il nuovo abbandono nel 2009 e da poco l’agognato ritorno che ha prodotto due album in sei mesi: “Unlimited Love” e il nuovo “Return of the Dream Canteen” che uscirà venerdì 14 ottobre: sono due facce della stessa medaglia, visto che sono il frutto delle stesse session, durante le quali Anthony Kidis, Frusciante, Flea e Chad Smith, sempre con Rick Rubin nelle vesti di produttore, hanno registrato qualcosa come cinquanta brani. A questo proposito dice Chad Smith: “Questo album non è una raccolta di b-sides di ‘Unlimited Love’: semplicemente in un’epoca in cui la produzione è tutta orientata sui singoli, noi abbiamo realizzato un doppio album”. Questa strategia insolita per questi tempi e molto analogica dimostra una volta di più che i Red Hot Chili Peppers sono una band fondata su concetti tradizionali: abilità strumentale, talento, voglia di suonare insieme. E’ proprio su questo punto che si avverte di più “l’effetto Frusciante”, nel riaccendere una voglia che dopo quarant’anni di vita e musica al massimo rischia di lasciare posto alla più classica routine di alto livello. Routine che inevitabilmente fa capolino tra i 17 brani di questo album che, in alcuni negozi aperti in varie regioni, sarà disponibile a partire dalla sera di domani in edizione speciale. E’ chiaro che il livello è alto, ma questo accade quasi di default, visto che i Red Hot Chili Peppers rimangono una band esplosiva, ma hanno lo stesso limite delle squadre di calcio che fanno punti solo quando riescono ad andare a mille all’ora: ed ecco perché “l’effetto Frusciante” è decisivo, perché è lui, con le sue imprevedibili invenzioni a scompaginare gli schemi, come avviene regolarmente nei concerti. E come avviene anche in questo album che ha un mood quasi indolente, in cui si avverte la sicurezza di chi sa di essere comunque una spanna sopra gli altri. Tanto poi ci pensa John. E Frusciante ci pensa nel primo singolo e brano di apertura “Tippa My Tongua”, un funk rock in perfetto stile Peppers, in “Eddie”, uno dei momenti migliori dell’album, in “Reach Out”, tipico brano con le strofe da ballad che poi esplode nel rock più feroce e in un assolo di chitarra, in “Bag of Grins” dove le svisate di sei corde si inseriscono in un contesto con echi Grunge, in “Copperbelly”, un tempo dispari con un solo quasi noise e nel roccaccio-blues di “Carry Me Home”, un brano che l’inventiva sfrenata di Frusciante libera da schemi molto sfruttati. L’entusiasmo con cui è stato riaccolto il figliol prodigo è dunque facilmente comprensibile, soprattutto considerando che delle 17 tracce non tutte sono indimenticabili e, soprattutto, non riescono a sfuggire all’impressione che com’è inevitabile anche i Red Hot Chili Peppers ricorrono al mestiere e agli schemi più collaudati. Tanto poi ci pensa John.


Fonte originale: Leggi ora la fonte