Enel lascia la Russia, vende gli asset a Gazprom e Lukoil


L’Enel lascia definitivamente la Russia grazie a una deroga al decreto Putin che aveva vietato qualunque cessione di asset russi da parte di società estere. Deroga decisa dallo stesso leader del Cremlino.

Il gruppo energetico italiano ha infatti perfezionato l’operazione, già annunciata a giugno, che completa la vendita a PJSC Lukoil e al fondo privato Gazprombank-Frezia dell’intera sua quota di maggioranza (56,43%) in PJSC Enel Russia per un corrispettivo complessivo di circa 137 milioni di euro.

“L’operazione – fanno sapere da Enel – conclude la cessione degli asset di generazione elettrica in Russia, avviata da Enel nel 2019 con la prima cessione degli asset alimentati a carbone”. Il perfezionamento dell’operazione, si spiega ancora, fa seguito all’avveramento di tutte le condizioni sospensive previste dai due distinti accordi sottoscritti con le controparti, inclusa l’approvazione dell’operazione da parte del Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin.

“Per effetto dell’operazione – si legge in un comunicato della società – Enel ha completato la cessione di tutti i suoi asset di generazione elettrica in Russia, che includono circa 5,6 GW di capacità convenzionale e circa 300 MW di capacità eolica in diverse fasi di sviluppo. L’operazione è in linea con l’obiettivo strategico del Gruppo di concentrare le proprie attività principalmente nei Paesi in cui una posizione integrata lungo la catena del valore può guidare la crescita e migliorare la creazione di valore facendo leva sulle opportunità offerte dalla transizione energetica”.

“L’operazione complessiva – fa sapere Enel – ha generato un effetto positivo sull’indebitamento finanziario netto consolidato del Gruppo Enel per circa 610 milioni di euro e un impatto negativo sull’utile netto di Gruppo reported di circa 1,3 miliardi di euro, principalmente dovuto al rilascio della riserva di conversione cambi, per circa 1,0 miliardi di euro al 30 settembre 2022. Questo effetto contabile non avrà alcun impatto sui risultati economici ordinari”. 


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