I 5s a mezzo punto dal Pd. Conte si prende la sinistra


Il M5S «vede» il Pd. La distanza tra i due partiti, secondo l’ultimo sondaggio Swg, è di appena mezzo punto percentuale (17,5 i dem e 17 i grillini) e, ora, Giuseppe Conte punta a diventare il leader dell’intera opposizione e strizza l’occhio alla sinistra radicale occupando le piazze pacifiste.

L’ex premier, in più occasioni, ha promosso una manifestazione per la pace senza bandiere di partito, ma non ha ancora ufficialmente aderito a nessuna iniziativa. Enrico Letta, che probabilmente sente il fiato sul collo del M5S, è corso ai ripari organizzando per domani un sit-in davanti all’ambasciata russa. Andrea Orlando, invece, ha annunciato la sua partecipazione all’evento dell’Arci previsto per metà novembre, mentre l’ex deputato Filippo Sensi ne invoca già una terza. Un corto circuito del Pd, spaccato in tre, che potrebbe favorire Conte. La sinistra radicale, infatti, ha organizzato per il prossimo 22 ottobre un’assemblea «con l’intento di costituire una rete di persone che hanno provenienza di sinistra e ambientalista per definire un rapporto politico col M5S e per rafforzarne il profilo progressista», spiega l’ex parlamentare Stefano Fassina. D’altronde, l’ex premier, quando ha guidato il governo giallorosso, ha portato avanti politiche di sinistra. «Ha resisto alla richiesta di fare ricorso al Mes che veniva anche dalla sua maggioranza e ha promosso il blocco dei licenziamenti durante la pandemia», ricorda l’ex vicepremier all’Economia del governo Letta che aggiunge: «Ha fatto cose di sinistra anche durante il suo primo governo come il decreto dignità e il reddito di cittadinanza e, ora, ha proposto un’iniziativa per la pace e la diplomazia che nessun altro leader politico sta portando avanti».

Il verde Paolo Cento, anch’egli tra gli organizzatori dell’evento, crede che Giuseppe Conte «possa rappresentare il riferimento con cui riorganizzare un campo progressista ed ecologista, non ideologico, caratterizzata dalla protezione delle fasce sociali più deboli». Secondo l’ex parlamentare verde «la novità delle ultime elezioni è la fine della centralità solo del Pd e, ora, in campo, ci sono due soggetti elettoralmente equivalenti». Per il sondaggista Federico Benini è possibile che Conte sfrutti i mesi che il Pd dedicherà alla fase congressuale per lanciare la sua Opa verso la sinistra. «Se nei prossimi mesi gli elettori del Pd non troveranno risposte sui temi di sinistra, Conte potrà cannibalizzare ancora di più quello spazio politico», spiega il fondatore di Winpoll. Una tesi condivisa anche dal politologo Lorenzo Castellani della Luiss che azzarda: «Conte può aspirare a diventare il Melenchon italiano perché rappresenta una calamita per tutti i movimenti a sinistra del Pd, ma anche per la sinistra del Pd che continua a guardare a lui con grande interesse». Un paragone che, per Fassina, non è fuori luogo perché le basi elettorali del M5s e dell’Unione popolare francese sono simili. Il M5s è il primo partito tra i disoccupati e i precari, mentre se la gioca alla pari con Fratelli d’Italia tra gli operai. Se il Pd continuerà ad essere «scoperto» sul fronte sinistro rischierà maggiormente di essere sorpassato da Conte e dal M5S. Anche figure come Elly Schlein potrebbero non essere adeguate al ruolo di segretaria del Pd. «Lei spiega Castellani – è considerata vicina alla sinistra Ztl, ambientalista e dei diritti civili incapace di sfidare Conte sui temi sociali». Se i democratici si chiudono sempre più, allora il leader del M5S può davvero prendersi la leadership del futuro centrosinistra. A tal proposito, il sondaggista Bonini, però, avverte: «Il problema principale di Conte è riuscire a sfondare nel Nord. Se vorrà diventare veramente un leader dovrà tirar fuori anche i temi cari al popolo del Nord e che sono mancati in campagna elettorale di Conte».


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