Il Pd prova a rianimarsi. Ma teme l’”opa” di Conte


«I grandi risultati ci saranno solo se saremo uniti, il racconto della maggioranza si sfalderà», spiega il segretario del Pd Enrico Letta durante l’assemblea con i nuovi eletti di Montecitorio e Palazzo Madama. Eppure è lo storytelling del centrosinistra a essere debole come non mai. L’opposizione è divisa e anche lo stesso Partito Democratico è spaccato in vista del prossimo congresso previsto per l’autunno. Tanto che, a taccuini chiusi, c’è chi si avventura a parlare di scissioni e cose rosse, dopo che Rosy Bindi, negli scorsi giorni, aveva evocato addirittura lo scioglimento del partito nato dalla «fusione a freddo» tra i Democratici di Sinistra e la Margherita. L’area che fa riferimento a Goffredo Bettini, ma che comprende anche personalità come l’ex ministro Andrea Orlando e il vicesegretario Giuseppe Provenzano punta a virare a sinistra e a riannodare i fili del rapporto con il leader del M5s Giuseppe Conte. Nicola Zingaretti incalza sul ritorno dei giallorossi: «Dobbiamo smetterla di pensare che gli avversari sono movimenti con cui abbiamo fatto pezzi di strada e ne faremo insieme». «Mi dimetterò entro tre settimane da governatore», annuncia, parlando di «legislatura regionale conclusa». Proprio il Lazio di Zingaretti è l’esperimento di governo Pd-M5s più importante ancora in piedi e una nuova alleanza alle prossime regionali è un grande punto interrogativo. Intanto dem e grillini, stando alle indiscrezioni, hanno raggiunto un accordo per dividersi le vicepresidenze delle Camere. Patto criticato dal leader di Italia Viva Matteo Renzi: «È grave se Pd e M5s escludono il Terzo Polo dalle nomine di Camera e Senato che spettano alle opposizioni». «Renzi mette le mani avanti come al solito», replicano in serata fonti del Nazareno. Il leader di Iv insiste: «Meloni sarà premier grazie a Letta».

Ma il vero problema di Letta risponde al nome di Conte. L’ex premier punta a spaccare i dem sulla guerra. I pentastellati non parteciperanno oggi al sit-in promosso dal Pd davanti all’ambasciata russa, perché bollato dall’avvocato come iniziativa di partito. Il Movimento, invece, ci sarà a novembre alla manifestazione organizzata da Arci, Acli e altre sigle pacifiste. Un’iniziativa che, secondo il Nazareno, rischia di non essere abbastanza dalla parte delle ragioni dell’Ucraina. La piazza di novembre di Arci e Rete per il Disarmo, però, divide il Pd. Orlando sarà insieme a Conte e potrebbero partecipare altri dirigenti importanti come Laura Boldrini e Matteo Orfini. Sarà difficile, per Letta, tenere unito il partito. E infatti è sempre più forte il timore di «lasciare tutta l’opposizione a Conte, a partire dal tema della pace». E in questo senso, i sondaggi sono molto preoccupanti. L’ultima rilevazione di Swg, che attesta i dem al 17,5% e il M5s al 17%, fa scattare l’allarme al Nazareno. Con i riformisti che credono che per uscire fuori dallo stallo bisognerà dialogare con il Terzo Polo, mentre la sinistra vuole tornare insieme a Conte. Il ritorno dei Ds e della Margherita è dietro l’angolo e non viene escluso, sottotraccia, da diversi esponenti.

Letta in assemblea annuncia la scheda bianca in vista della votazione per i presidenti di Camera e Senato e fissa una nuova direzione nazionale per la prossima settimana. Dal M5s, invece, tirano dritto su pacifismo e agenda sociale. Conte e i contiani invocano «un’opposizione solitaria». Il mantra, nella war room grillina, è «fare come ha fatto Fratelli d’Italia negli ultimi anni». Gli stellati vogliono posizionarsi saldamente all’opposizione su tutto, con lo scopo di salire nei consensi e annettere il Pd.


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