Il ritorno complicato di Silvio “Basta veti contro di noi”


Roma. «Emozionato? Ma no, io non conto gli anni». La giornata del ritorno in Senato, a 9 anni dalla decadenza, è più complicata del previsto. Silvio Berlusconi si trova ad affrontare la prima tempesta con la premier in pectore Giorgia Meloni proprio quando avrebbe voluto solo godersi la soddisfazione personale e politica. Gioia e amarezza si mischiano.

All’arrivo in auto all’ingresso principale di Palazzo Madama trova ad accoglierlo Anna Maria Bernini, capogruppo azzurro uscente ed aspirante ministro. Ha bisogno di una mano perché zoppica a causa, racconta un po’ a tutti, della caduta in campagna elettorale, «un volo indietro di 5 metri, potevo anche morire».

Il Cavaliere entra in aula e scatta la corsa di tutti a salutarlo, omaggiarlo, azzurri, alleati, avversari. Abbracci, baci, battute. Nel seggio in prima fila l’ex premier ascolta con attenzione il discorso della presidente pro tempore Liliana Segre. Accanto a lui è seduta Licia Ronzulli in abito rosso fuoco, intonato per la pietra dello scandalo. Sul suo nome si è infranto l’accordo con la leader di Fdi, come spiega lo stesso Cav: «La trattativa è finita. Nessun ministero alla Ronzulli e non va bene perché non si devono dare veti».

Dopo quella chiusura di Meloni, all’incontro con Berlusconi alla Camera, le cose incominciano ad andare storte. Al momento del voto su Ignazio La Russa il Cav risulta assente e come lui uno ad uno tutti gli azzurri. Tranne Elisabetta Alberti Casellati, che lascia la seconda carica dello Stato tra gli applausi di saluto ed è la prima ad infilare la scheda nell’urna. Finisce la riunione del gruppo di Fi, nella sala del governo proprio dietro l’aula, e Berlusconi torna in aula. Sembra che la situazione si sblocchi e Fdi applaude quando il Cav va a votare, alla seconda chiamata. Lo accompagna al catafalco protetto dalla tenda rossa Daniela Santanchè, passata da Fi a Fdi, lui entra e poi torna indietro ma il commesso gli indica che deve uscire dall’altra parte.

Il Cavaliere prosegue e si ferma a chiacchierare con Isabella Rauti e un drappello di senatori. Intanto gli altri di Fi risultano tutti assenti al voto, mentre a Fdi e Lega si uniscono misteriosi elettori dall’opposizione che determinano l’elezione di La Russa, isolando il partito di Berlusconi che voleva ottenere di più da Meloni sul governo. Urge una spiegazione ed arriva una nota: «Sinceri auguri al nuovo presidente del Senato La Russa. Forza Italia ha voluto dare un segnale di apertura e collaborazione con il voto del presidente Berlusconi. Ma in una riunione del gruppo di Forza Italia al Senato è emerso un forte disagio per i veti espressi in questi giorni in riferimento alla formazione del governo. Auspichiamo che questi veti vengano superati, dando il via ad una collaborazione leale ed efficace con le altre forze della maggioranza, per ridare un governo al Paese».

In questa difficile mattinata il Cav sorride e scherza, a Dario Franceschini che viene a salutarlo dopo aver votato, fa un appunto portandosi le mani al viso, sulla barba lunga. Si sa che a lui non è mai piaciuta. Però il nervosismo c’è. Lo tradisce un vivace siparietto con La Russa che si avvicina, gli mette una mano sul braccio, forse gli fa una battuta sul fatto che gli azzurri sono tutti assenti. Berlusconi si rabbuia, gli risponde con durezza, alza le spalle quasi a dire: che ci posso fare! Alla fine batte con forza la penna sulla cartellina che ha sul banco ed esplode in un «vaffa» che, però, non sembra indirizzato all’interlocutore che si allontana. Quella cartellina rossa, poi si capirà, contiene il foglio con le richieste di Fi per i ministeri: Tajani agli Esteri, Casellati alla Giustizia, Bernini all’Università, Ronzulli alle Politiche Eu, oppure al Turismo, o anche ai Rapporti con il parlamento. Diverse possibilità per la «fedelissima» che Giorgia non vuole, oltre ad ipotesi per Gasparri, Cattaneo, Barachini. Ma il no della leader di Fdi rimane. E il Cav non riesce a mandarlo giù. Non è con La Russa che ce l’ha, racconta che si aspettava che lo votassero Renzi, Azione e i senatori a vita. «Sono lieto – precisa – per la sua elezione. Non solo non ho mai avuto alcuno scontro con lui, ma stiamo collaborando lealmente e in pieno accordo per dare al nostro Paese un assetto istituzionale stabile e un governo forte e coeso».


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