Il ritorno di Berlusconi in Senato dopo nove anni: “Domani in aula per l’inizio della legislatura”


Nove anni dopo quel pomeriggio del 27 novembre del 2013, quando l’allora presidente del Senato Pietro Grasso annunciò la “mancata convalida” della sua elezione tra gli applausi dei grillini, oggi Silvio Berlusconi è tornato a Palazzo Madama per registrarsi in vista della prima seduta del nuovo Parlamento.

L’ex premier ha all’attivo sei legislature, di cui cinque alla Camera. Nel 2013 la sua prima esperienza al Senato, però, durò soltanto otto mesi proprio per effetto della decisione della Giunta per le elezioni e delle immunità parlamentari, guidata all’epoca dall’allora senatore di Sel, Dario Stefàno. Berlusconi arriva attorno alle 11.15. Ad accoglierlo c’è la capogruppo uscente al Senato, Annamaria Bernini.

In casa centrodestra le bocche sono cucite, in vista dei prossimi passaggi istituzionali. E anche il leader di Forza Italia sceglie di non fermarsi a parlare con i giornalisti. Le operazioni di accredito durano in tutto una quindicina di minuti. Dopo di che, l’ex premier lascia il palazzo accompagnato dalla scorta, salutando con la mano i giornalisti e un gruppo di cittadini che lo attendevano dietro le transenne fuori da Palazzo Madama per assistere a quella che resterà una giornata da ricordare.

“Eccomi di nuovo al Senato”, è il post pubblicato poco dopo sui social. “Ho appena completato le pratiche per la registrazione”, ha scritto Berlusconi, annunciando che domani sarà presente “alla prima seduta di questa XIX legislatura a Palazzo Madama”. La “riabilitazione” del leader di Forza Italia, che fece ricorso contro la decisione della giunta alla Corte europea dei diritti dell’uomo, era arrivata nel maggio del 2018 dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano che aveva cancellato la condanna in Cassazione dell’agosto del 2013 per il processo Mediaset.

Berlusconi era stato condannato a quattro anni di reclusione, di cui tre successivamente cancellati, per frode fiscale ma non interdetto dai pubblici uffici. La sentenza però aveva subito aperto il dibattito politico sulla applicazione della legge Severino, in particolare sulla sua retroattività. La norma che porta il nome del ministro della Giustizia del governo Monti, infatti, era stata promulgata nel 2012, e prevede l’incandidabilità o la decadenza degli eletti in caso di condanne gravi, con pene da due o più anni di carcere.

Dopo cinque anni la cancellazione degli effetti della condanna ha consentito a Berlusconi di ricandidarsi e, dopo essere stato eletto con Forza Italia, di tornare oggi a Palazzo Madama, ancora una volta da protagonista dello scenario politico italiano.


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