In Italia obeso 1 bimbo su tre fra i 3 e i 5 anni 


Tra i bambini italiani da 3 a 5 anni, uno su tre è affetto da sovrappeso o obesità (33,2% nel 2020, +1,6 punti percentuali rispetto al 2018). Nella fascia di età che include anche gli adolescenti (3-17 anni), la quota è del 26,3% (29,2% fra i maschi, 33% nel Mezzogiorno). Le stime indicano un peggioramento della situazione nel 2020 e confermano una tendenza già in atto prima dell’insorgere della pandemia. Lo rivela l’Istat nel suo Rapporto sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’Onu.

IL CAPITOLO DISUGUAGLIANZE – Le disuguaglianze di genere si sono ridotte in Italia negli ultimi dieci anni. Per la maggioranza delle misure dell’Agenda 2030 dell’Onu sulla sostenibilità (62, pari al 62%) si osserva una riduzione dei divari in favore delle donne: 11 misure sono stabili, mentre 27 presentano un ampliamento dei divari a svantaggio femminile. Le aree in cui si rilevano i più ampi miglioramenti sono Reddito e rischio di povertà, grazie ai più ampi progressi registrati dalla componente femminile rispetto a quella maschile in quasi tutte le misure considerate, ed Empowerment e inclusione, trainata dal maggiore incremento femminile della quota di permessi di soggiorno e, viceversa, dalla più consistente riduzione della percentuale di donne in attesa di giudizio. I differenziali di genere risultano invece più frequentemente stabili o in peggioramento nelle aree della Salute e delle Competenze.

LAVORO E CRESCITA – Cresce il divario fra Nord e Sud d’Italia su lavoro, crescita economica e riduzione delle disuguaglianze. Le Regioni e Province Autonome in Italia che hanno conseguito la best performance negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono la Valle d’Aosta, Trento e Bolzano. Nel complesso, quasi i due terzi delle best performance vengono conseguite al Nord; oltre il 50% è stato raggiunto nel corso degli ultimi cinque anni. Le regioni del Nord risultano più vicine alla best performance. Le regioni più distanti dalla situazione più favorevole sono prevalentemente meridionali. I Goal per i quali le regioni mostrano un andamento omogeneo rispetto alla best performance sono il 3 (Salute), l’11 (Città sostenibili) e il 12 (Consumo e produzione responsabili). Il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), il Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze) e il Goal 8 (Lavoro e crescita economica) sono invece quelli dove i differenziali tra regioni sono più ampi.

MIGLIORA L’INFORMATICA, PEGGIORA L’ISTRUZIONE – Nell’ultimo anno, il 50% delle misure dell’Agenda 2030 dell’Onu sulla sostenibilità in Italia è in miglioramento, il 23% stazionario e il 27% segnala un peggioramento. La percentuale di misure con variazione positiva è significativamente elevata per il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), trainata dagli indicatori che riguardano l’uso della Tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT), in forte incremento durante la fase pandemica, e per il Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), caratterizzato dagli avanzamenti nella gestione dei rifiuti. Nei Goal 6 (Acqua) e 9 (Infrastrutture) si registra invece il numero più alto di indicatori in peggioramento. Rispetto ai 10 anni precedenti, la comparazione è più favorevole: il 59,9% delle misure è in miglioramento, mentre il 16,7% resta stazionario e il 23,4% segnala un peggioramento. La percentuale di misure con variazione positiva è elevata per i Goal 17, 12, 7 (Energia pulita), 5 (Parità di genere), 9 e 2 (Fame zero), mentre nei Goal 11 (Città e comunità sostenibili), 13 (Cambiamento climatico), 4 (Istruzione) e 1 (Povertà) si registra il livello più elevato di misure in peggioramento.

DONNE MANAGER E IN CDA – Nel 2021 il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e il tasso di occupazione di quelle senza figli si attesta al 73%, in lieve diminuzione (-1,2 punti percentuali) rispetto all’anno precedente. Alla fine del 2021, l’Italia occupa la seconda posizione in Europa (38,8%) dopo la Francia (45,3%) per presenza femminile nei consigli di amministrazione e nei ruoli di alta dirigenza delle grandi società quotate in borsa. Ancora ridotti i ruoli di amministratore delegato (1,9%) e presidente (3,5%), che rappresentano rispettivamente il 2,4% del valore totale di mercato delle imprese quotate e il 20,7% della capitalizzazione complessiva. Nel 2021, 51,9 donne ogni 100mila si sono rivolte al numero verde 1522 perché vittime di violenza. L’aumento è generalizzato su tutto il territorio e cresce di oltre due punti percentuali rispetto al 2020. Nel 2020 sono stati commessi 116 omicidi di donne (111 nel 2019). Nell’83,6% dei casi l’omicidio è avvenuto in ambito domestico (da partner, da ex partner o altro parente).

CURE DURANTE LA PANDEMIA –  Il perdurare della emergenza sanitaria ha portato i cittadini italiani a rinunciare a molte prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno: sono l’11% coloro che hanno desistito per problemi economici o per difficoltà di accesso al servizio e per gli effetti della pandemia (erano il 9,6% nel 2020 e il 6,3% nel 2019). Tra le prestazioni sanitarie andate perse nel 2020 ci sono le vaccinazioni pediatriche. Nel 2020, per i bambini nati nel 2018, la copertura vaccinale a 24 mesi per la poliomielite, il morbillo e la rosolia raggiunge rispettivamente il 94%, il 92,7% e il 92,2% (-1, -1,8 e -2 punti percentuali sul 2019), sotto il target del 95% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

GLI STUDENTI – Nell’anno scolastico 2021/2022, la quota di ragazzi della V classe della scuola secondaria di secondo grado che non hanno raggiunto un livello di competenza alfabetica sufficiente è stata del 48,5%, stabile rispetto all’anno precedente (48,2%) ma ancora distante dai risultati pre-pandemia (35,7% nell’anno scolastico 2018/2019). I posti disponibili nei servizi per la prima infanzia pubblici e privati sul territorio italiano, nell’anno educativo 2020/2021, hanno coperto il 27,2% dei posti per i bambini fino a 2 anni compiuti. Il divario tra Centro-nord e Mezzogiorno è ampio.

LE RINNOVABILI – L’Italia supera tutti gli obiettivi, stabiliti a livello nazionale e internazionale per il 2020, relativi alle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER). Nel 2020, l’apporto complessivo da FER al consumo finale lordo di energia raggiunge il 20,4%, segnando un miglioramento di 7,4 punti percentuali negli ultimi dieci anni. Tra il 2012 e il 2020, la capacità netta di generazione di energia rinnovabile installata pro capite aumenta del 20%. Lo rivela l’Istat nel suo Rapporto sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’Onu.

RICERCA E SVILUPPO – Gli investimenti in ricerca e sviluppo, software, beni di proprietà intellettuale in Italia hanno mostrato una minore reattività al ciclo economico del 2021 e la loro quota ha subito una brusca contrazione, attestandosi rispettivamente al 7,8%, 8,4% e 16,7%, con una diminuzione di 1,2, 1,1 e 2,4 punti percentuali rispetto al 2019. Nel 2020, la spesa in ricerca e sviluppo è diminuita in valore assoluto rispetto all’anno precedente, pur registrando un aumento della sua intensità pari al 1,51% del Pil. 


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