La balla del governo in ritardo per attaccare la Meloni


È una sorta di tam-tam. Un tam-tam partito da lontano, ancor prima che gli italiani consegnassero il Paese nelle mani di Giorgia Meloni. Al tempo era Carlo Calenda ad andare in giro per i talk show a dire che la leader di Fratelli d’Italia “non è pronta a governare”. “Ha scarsissima esperienza di governo – diceva – ha scarsissima esperienza internazionale, non può fare il presidente del Consiglio”. L’indomani del voto quella stessa spocchia ha preso a serpeggiare tra le colonne della stampa progressista. Da giorni si susseguono articoli, sempre più incalzanti, sulle divisioni del centrodestra, sull’incapacità dei tre leader di trovare l’accordo sulla squadra di ministri e sui tecnici che, uno dopo l’altro, avrebbero rifiutato l’incarico. Uno stillicidio di retroscena montati ad arte per creare una polemica sul nulla. Ovvero che la Meloni è in ritardo nella formazione del governo.

“Capre!”, ha sbottato (giustamente) Fabio Rampelli oggi. “Prima di parlare studiate i fondamentali”. In Fratelli d’Italia, ma non solo, il fastidio nei confronti di una certa narrazione è ai massimi livelli. Ieri sera, in studio da Lilli Gruber, si è probabilmente toccato il fondo. Ospite: Massimo Giannini. “Draghi ha fatto il governo in dieci giorni”, ha sottolineato il direttore della Stampa. “Se il ritorno della politica è questa roba qua, non dico che debbano tornare i tecnici, ma vedo tante difficoltà…”. La scorsa settimana stesso repertorio da parte di Benedetto Della Vedova. “Pronti? Mica tanto”, ha detto il segretario di +Europa. Ora, delle due l’una: o sono in malafede o non conoscono la Costituzione. Il nuovo Parlamento non si è ancora insediato. I presidenti di Camera e Senato non sono stati ancora eletti. I gruppi parlamentari non sono stati ancora costituiti. Fino ad allora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non potrà nemmeno decidere il calendario delle consultazioni. Per questo il paragone, che ieri sera Giannini ha fatto a Otto e mezzo con il governo Draghi, è completamente fuorviante.

“Se e quando riceveremo l’incarico, state tranquilli che non perderemo un minuto”, ha assicurato la Meloni su Twitter facendo notare a chi si scandalizza perché non è ancora riuscita a formare il governo, che il capo dello Stato “non ha ancora dato l’incarico ad alcuno e nessuno può oggi formare un governo”. Solo allora si potrà iniziare a parlare di ritardi. Qualsiasi polemica preventiva è disinformazione. Anche perché, oltre che dalla Costituzione, certe tesi sono smentite dalla storia repubblicana. “Ci sono difficoltà nel centrodestra nelle trattative per governo e presidenze delle Camere. Mi sembrano però fisiologiche, e Meloni non ha ancora ricevuto l’incarico”, ha spiegato su Twitter Lorenzo Pregliasco, analista politico e fondatore di Quorum/YouTrend nonché professore alla Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. “Se nascesse intorno al 24 ottobre, sarebbe uno dei governi più rapidi della nostra storia recente…”. Se facciamo una media aritmetica, tra il voto e il giuramento, in Italia, trascorrono 46 giorni. “Se fossero 29 – ha fatto notare Pregliasco – sarebbe il terzo governo più rapido degli ultimi 30 anni, dopo Berlusconi IV e Prodi I”.

Un consiglio per tutti i detrattori della Meloni: un ripasso veloce della Costituzione e, già che ci sono, anche della storia della nostra Repubblica.


Fonte originale: Leggi ora la fonte