La sinistra va a caccia dei senatori traditori. Il Pd: sono i renziani


È il primo giorno di legislatura e quello dell’opposizione è già uno psicodramma. II secondo dopo l’elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato, parte la ricerca del colpevole. É un classico della vita parlamentare a sinistra. I voti sfuggiti dal pallottoliere sono 17. L’indiziato principale, specie quello dei dem, è il Terzo Polo. Il perché è presto detto: c’era un patto Pd-5Stelle per tagliare fuori i terzopolisti dagli incarichi istituzionali come le vicepresidenze d’Aula. E il voto dei renziani e dei calendiani a La Russa sarebbe il più classico dei giochi d’anticipo per destrutturare l’asse. I senatori di Azione e Italia viva però sono solo nove. C’è qualcun altro da stanare. Renzi dribbla subito le accuse: «Chi mi conosce lo sa, se fossi stato io l’avrei rivendicato e soprattutto avrei portato a casa qualcosa». Calenda afferma di aver votato scheda bianca. L’associazione con la «mossa del cavallo» circola eccome. Certezze non ce ne sono e per chiudere il cerchio mancano schede. I senatori a vita, Svp, gruppo Maie, l’ eletto in Sud chiama Italia: vengono tirati in ballo in molti. Nel Pd iniziano a sbracciarsi, come spesso accade: «Irresponsabile oltre ogni limite il comportamento di quei senatori che hanno scelto di aiutare dall’esterno una maggioranza già divisa e in difficoltà», tuona Letta. Il segretario scarica tutto sui terzopolisti: «Una parte dell’opposizione non aspetta altro che entrare in maggioranza». Zingaretti, che ha un’altra idea di partito rispetto a Letta, vede il «campo largo», uno schema già tramontato, fornire in Aula un’ulteriore prova d’inesistenza: «Una vergogna. Una ennesima conferma che le divisioni e la frammentazione favoriscono il trasformismo e aiutano sempre la destra. Nelle elezioni e in Parlamento». In ogni caso, al Nazareno ragionano su oggi: un candidato di bandiera per la presidenza della Camera, un’opzione per rintracciare meglio chi prova a scegliere altre strade. E un po’ anche per provare a impedirlo. Intanto prosegue la caccia. Gira un altro nominativo: è quello dell’ex ministro Dario Franceschini, che guida la pattuglia centrista. «Diciamo che Dario è un ragazzo intelligente», afferma il leader d’Italia Viva, mentre ricalca di non aver ottenuto la vicepresidenza e smentisce le ricostruzioni. Su Twitter spuntano i video dei voti dei terzopolisti: si contano i secondi per capire se qualcuno si è trattenuto troppo tempo e magari ha votato La Russa. Il commento che ricorre più o meno è «la politica ai tempi del Var». Poi c’è Pier Ferdinando Casini che le telecamere mostrano sorridente: «Nell’opposizione ci sono dilettanti allo sbaraglio», osserva l’ex presidente della Camera. Anche i post democristiani del Pd sono tra coloro che vengono indiziati per qualche voto a La Russa. E la sinistra dem si agita: «Quando all’indomani del voto proponevo un patto d’azione tra le opposizioni, per non arrivare divisi alle prime mosse della destra, qualcuno ha fatto spallucce. Oggi al Senato si è capito perchè», scrive Andrea Orlando, ministro dimissionario. «E coloro che dalla opposizione hanno soccorso LaRussa non sono responsabili (come li ringrazia Meloni): dovrebbero solo vergognarsi», incalza Provenzano. C’è anche il Movimento 5 Stelle di Conte, che però siede alla Camera. Il capo grillino parla di «giochi di palazzo» e vede schematismi e complotti. Lo storico però dice che quello è il gruppo meno controllato dal leader: nessuno si sente di escludere che qualche «La Russa» sia arrivato dai pentastellati. La sintesi della giornata per l’opposizione è drammatica: la coalizione vive un proporzionale de facto.


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