La strategia della tensione per mascherare i flop del governo

Aumentano i tamponi, aumentano i contagi: «elementare, Watson!» avrebbe premesso il detective Sherlock Holmes per poi spiegare, con sufficienza, la soluzione dell’intricato caso.
Se si incrementano gli esami per indagare la diffusione del virus è prevedibile diagnosticare maggiori infezioni in atto. L’informazione, per essere corretta, dovrebbe fornire il rapporto fra le due dimensioni (contagi/tamponi) anziché il numero assoluto dei contagi. Il virus sta diventando l’oggetto fobico da strumentalizzare per dissimulare le inefficienze del governo in merito ai ritardi accumulati nell’organizzazione dei plessi scolastici sia per quanto riguarda l’allestimento delle aule sia per il rispetto del fabbisogno organico docenti.

I dati vanno comparati per illustrare il trend autentico della curva epidemica, considerando, peraltro, la percentuale di asintomatici pari al 90% del totale. Il vero negazionismo è negare la corretta rilevazione dei dati e divulgare traiettorie del contagio fondate su (premeditate) omissioni statistiche. Pare che ci sia una precisa strategia della tensione funzionale a mascherare i fallimenti delle autorità di governo sulle materie di loro competenza. Per esigenze di sintesi cito tre esempi del fiasco giallorosso.

1.Sulla scuola il ministro Lucia Azzolina, nonostante le sue rassicurazioni, brancola nel buio e non ci sono certezze nella linea del governo.

2.Sull’agricoltura la sanatoria dei migranti, voluta dal ministro Teresa Bellanova, non ha prodotto le regolarizzazioni orientate al sostegno del comparto agricolo, che registra carenza di lavoratori con i campi straripanti di prodotti ortofrutticoli da raccogliere. Difatti, delle circa 150 mila domande di regolarizzazione soltanto 20 mila attengono a posizioni lavorative nei settori agricoltura e pesca.

3.Sul fronte migranti assistiamo al caos degli sbarchi con il ministro Luciana Lamorgese che sta smontando i decreti Sicurezza e restaurando il business dell’accoglienza.

Il governo, che procede a tentoni, ha necessità di mimetizzare le proprie inefficienze, spostando l’attenzione, moltiplicando la percezione di insicurezza sanitaria fra i cittadini ed elevando la paura ad orizzonte collettivo, a cui la comunità sfibrata cede energie. La narrazione del mainstream accusa i populisti di cavalcare le paure per manipolare le masse e, così, raggiungere il potere, mentre si tace sul governo che propaga la paura per rendere le masse succubi pur di conservare il potere. Il direttore della clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, ha sostenuto che in Italia si sta «esagerando con gli allarmismi», invitando a tornare «a una vita normale, in sicurezza» e aggiungendo che «un altro lockdown non servirebbe». Il direttore della clinica genovese ha invitato a «guardare i numeri con senso medico prima che critico».

«Abbiamo circa 16.000 contagiati attivi in questo momento, circa 800 persone con sintomi e 60 in terapia intensiva. Mi pare evidente che rispetto a marzo e aprile, quando i numeri erano all’opposto e la grande maggioranza dei contagiati erano sintomatici e in ospedale, la situazione si sia rovesciata – dice -. Siamo di fronte ad un grandissimo numero di soggetti asintomatici che devono essere tenuti sotto osservazione e in quarantena, ma non rappresentano un’emergenza sanitaria a livello ospedaliero».



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