La Vox-fobia della sinistra per colpire la Meloni 


Giorgia Meloni torna a parlare alla platea spagnola di Viva22 a Madrid , conquistata un anno fa al grido di ” io sono Giorgia, sono una madre, sono italiana, sono cristiana”. Da quel 10 ottobre del 2021 per lei è cambiato tutto. Si appresta a salire al Colle da leader designato dagli elettori e in base alle regole interne della colazione di centrodestra – chi prende più voti indica il Premier – a ricevere l’incarico di formare il nuovo governo. Per Vox la strada è ancora lunga, ma la vittoria di Fratelli d’Italia ha galvanizzato gli animi e nell’ultimo anno i risultati raccolti fanno ben sperare in vista delle elezioni del prossimo autunno. Quella che però non è cambiata è la fobia della sinistra italiana quando si tratta di Vox, la formazione guidata da Santiago Abascal è stata sin da subito etichettata senza appello come un partito nostalgico, rigorosamente franchista e ovviamente xenofobo.

La Meloni, questa volta intervenendo con un video messaggio, ha ricalcato quanto detto a Roma all’Italian Conservatism da Jorge Buxadé, vicepresidente ed europarmantare di Vox, sentenziando: ” in Spagna attaccano Vox perché è alleata di Fartelli d’Italia che è ritenuto un partito estremista, in Italia attaccano Fratelli d’Italia perché è alleata di Vox che è ritenuto un partito estremista”. Non si tratta soltanto di evidenziare un mal comune mezzo gaudio ma di porre l’accento sulla retorica della sinistra che tenta ti marginalizzare etichettando l’avversario come fascista, pericoloso e dunque impresentabile.

Un esempio chiaro di questa strategia è l’ultimo tweet di Laura Boldrini, secondo l’ex Presidente della Camera e paladina dell’antifascismo militante, rigorosamente in assenza di fascismo: “Meloni saluta gli amici di Vox nostalgici della dittatura in Spagna”. Peccato per Boldrini & Co. che la realtà sia molto diversa da come loro la raccontano. L’analogia tra Vox e il franchismo è ardua e lontana da un’ effettiva aderenza storica. Per dirla con le parole di Benedetto Croce “non siamo qui per fare dell’accademia” e il tentativo della sinistra è quella di tracciare una sorta di “internazionale reazionaria” e mostrare gli alleati di Giorgia Meloni come figure poco raccomandabili e isolate nel contesto internazionale. Non è un caso che dopo Vox la Boldrini punti il dito contro i polacchi di Pis, altro alleato della Meloni e di Vox, e già al governo in Polonia. Lo stesso governo che si è caratterizzato come bastione atlantista ad est, ma questo agli occhi della sinistra non ha valore.

Vox non nasce dalla fusione o dalle nostalgie di qualche appassionato del caudillo, ma da una scissione a destra del Pp, il Partido Popular, allora guidato da Mariano Rajoy. L’anno fatidico è il 2013 -come per Fdi – quando la Spagna fu investita dallo tsunami finanziario, lo stesso che colpì l’Italia, quello dei famosi Piigs, i paesi giudicati non affidabili e lasciati in pasto alla speculazione fino all’arrivo del celebre “ Whatever it takes” di Mario Draghi. In quegli anni si concretizza un lento ma inarrestabile spostamento al centro del Pp che spiazza l’anima più conservatrice e tradizionalista del partito, e conduce all’inevitabile rottura.

Come per FdI anche per Vox gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una lunga opposizione alle politiche dei governi di sinistra su immigrazione, sicurezza e crisi economica. Ma Vox incarna sopratutto l’anima tradizionalista della Spagna, un mondo che ha subito le politiche pionieristiche dell’agenda liberal messa in atto dal governo socialista di Zapatero e tremò all’idea che il paese potesse essere dilaniato dall’ indipendentismo catalano.

L’anno della svolta per Vox è stato il 2021, elezioni a Madrid, Rocio Monestario contende la scena a Isabel Ayuso Diaz, astro nascente del partito popolare e avversaria interna dell’allora segretario Pablo Casado. La Ayuso vince, ma Vox si conferma una forza competitiva e in ascesa.L’appoggio esterno all’operato dell’Ayuso Diaz apre le porte alla possibilità di un’asse fra le due forze di centrodestra. Il primo banco di prova è la Castiglia y Leon dove Vox strappa al Pp un governo di coalizione e ottiene la vicepresidenza con un’altro astro nascente della politica spagnola Juan Gallardo.

Per Fratelli d’Italia adesso arriva il banco di prova più difficile, quello del governo, ma anche quello di tracciare una nuova strategia per i partiti conservatori. A Madrid l’aria da “fiesta” è stata indicativa della percezione globale delle elezioni italiane. Fra Vox e Fdi il legame è forte, perché molti dei temi culturali e identitari coincidono o assumo comunque risvolti simili. Anche in Spagna come in Italia il tentativo di capovolgere il dibattito gettando in pasto all’opinione pubblica il fascismo è destinato a fallire. Tra Vox e Fdi ci sono però anche molte differenze, una cosa assoluamente normale per due partiti conservatori. Perché è questo l’elemento che la sinistra non riesce e non vuole accettare che a destra, in Italia come nel resto d’Europa “c’è qualcosa di nuovo” e “anzi d’antico” nell’orizzonte politico ed è il conservatorismo.


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