Letta in contropiede: un corteo anti-Putin per smarcarsi dai 5s


«Li hai visti come schiumano i Cinque Stelle?». Il contropiede del Pd sulla manifestazione pro-Ucraina e contro Putin riempie di soddisfazione i dirigenti dem che hanno fatto di tutto, nelle ultime ore, per spingere il proprio partito a distinguersi dalla deriva filo-russa del «pacifismo» cavalcato da Conte & Company.

Domani, dunque, Enrico Letta e il gruppo dirigente del suo partito si ritroveranno sotto l’ambasciata di Russia, a manifestare contro l’aggressione all’Ucraina. Un modo per riprendere l’iniziativa in mano, indicando con chiarezza il responsabile della guerra e arginando la pericolosa deriva interna verso il qualunquismo pacifista e il tentativo contiano di metterci il cappello, esercitando la propria egemonia su un pezzo di sinistra e di Pd.

L’idea, in verità, non è partita dal Nazareno: a prendere l’iniziativa, mettendo nero su bianco una piattaforma chiaramente pro-Ucraina (e democrazie occidentali) e anti-Putin è stato l’ex leader Cisl Marco Bentivogli, insieme a intellettuali di area riformista e di sinistra: Riccardo Bonacina, Luigi Manconi, Michele Boldrin, Costantino De Blasi, Sandro Veronesi. A cogliere al volo l’occasione è stata la responsabile Esteri del Pd Lia Quartapelle, che lunedì ne ha parlato con il segretario Letta: «Enrico, dobbiamo immediatamente fare nostra questa piattaforma e annunciare che ci saremo». Il leader dem, che per quelle stesse ore aveva convocato un sit-in sotto un’altra ambasciata, quella di Iran, in appoggio alla rivolta non-violenta contro gli ayatollah, ha messo un’unica condizione: «Dobbiamo mantenere entrambi gli appuntamenti, si completano a vicenda». Ma ha capito che gli conveniva utilizzare l’occasione per mettere chiari paletti anche ai suoi. E infatti, presi alla sprovvista, anche i filo-contiani del Pd hanno dovuto allinearsi: «Ci sarò, a scatenare la guerra è stato Putin», annuncia ad esempio Laura Boldrini. Per Filippo Sensi il Pd «deve ambire a qualcosa di più della giusta testimonianza sotto l’ambasciata degli aggressori: deve mantenere con chiarezza la posizione pro-Ucraina presa dal primo momento». Taglia corto il socialista Riccardo Nencini: «Ovviamente ci sarò, ma non andrò alla manifestazione sulla pace perché è un invito alla resa dell’Ucraina. E sono molto stupito per quegli europarlamentari Pd che hanno votato con M5s e Lega invece di stare dalla parte degli aggrediti».

L’ala filo-occidentale del Pd, però, cerca anche di cambiare il segno della annunciata manifestazione «pacifista», immaginata da Conte come occasione per lanciare la propria Opa sull’ala cattocomunista dem: «È necessario – scriveva ieri su Avvenire Lia Quartapelle – coinvolgere la comunità ucraina in Italia e le tante associazioni che la animano, aprendo la manifestazione alle vittime della guerra, per mobilitarsi con loro contro l’aggressione russa». Alle associazioni «pacifiste» sarà assai difficile dire no – come preferirebbero – alla presenza degli aggrediti. E riuscire a riempire la piazza neutralista (che prova a strizzare l’occhio a Putin) di bandiere giallo-azzurre dell’Ucraina invasa sarebbe un colpo a sorpresa di grande impatto, e una sconfitta morale per i suoi interessati promotori.


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