• L’ira di Bonomi sulla manovra, il governo rassicura sul Pnrr


    Una manovra senza una visione, a cui mancano interventi anticiclici e forti. Confindustria esprime tutta la propria delusione per una legge di bilancio che penalizza le imprese. E si ritrova in sintonia con i sindacati nel criticare un provvedimento considerato privo di direzione e con misure parziali e timide. Si poteva fare di più, è anche il coro che si alza dalle associazioni di categoria e dagli enti territoriali. A tutti risponde il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che difende l’impianto di una legge di bilancio costruita in poco tempo e in un quadro economico con non pochi rischi: è una manovra “coraggiosa e responsabile”, che sarà utile all’Italia.

    Ma che deve fare necessariamente i conti con l’obiettivo di “sostenibilità della finanza pubblica”. E’ lungo questa traiettoria, spiega Giorgetti in oltre due ore di audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, che si muove tutto l’impianto della legge di bilancio. In questo rientra anche la scelta “dolorosa” di dover tagliare l’adeguamento all’inflazione delle pensioni: un intervento che “corregge di circa 10 miliardi nei tre anni l’andamento” in crescita esponenziale della spesa pensionistica. “Avrei preferito non farlo, ma in assenza di questo la quadratura del cerchio non poteva avvenire”, ammette il ministro. Il momento è difficile, spiega: l’economia è in rallentamento e l’impennata dell’inflazione “mette a rischio di sopravvivenza le nostre imprese”, con un impatto sulle famiglie “particolarmente grave” per i redditi più bassi. Ma per Giorgetti “non è condivisibile il pessimismo oggi prevalente” sulle prospettive per la nostra economia.

    Cita dunque Churchill e sfodera ottimismo: il Pil potrebbe registrare una flessione a cavallo di fine anno, ma l’economia è “resiliente” e riprenderà slancio nel 2023, grazie anche all’impulso del Pnrr. Per l’anno prossimo la stima del Pil è stata limata ad un prudenziale +0,3%, ma l’asticella sale a quasi il 2% nel 2024 e per il 2025 si punta a superare la previsione del +1,3%. Tornando alla manovra il ministro difende le scelte politiche, con l’avvio di misure del programma di governo che verranno completate nel quinquennio (ci sarà tempo e modo per estendere la flat tax anche ai dipendenti, dice, e per il cuneo l’obiettivo è il 5%), assicura che non c’è nessun condono, che la ‘tregua fiscale’ risponde anche alla necessità di contrastare l’impatto dell’inflazione, minimizza sui pagamenti col pos (“se il ristorante non accetta, cambiate”), apre sugli extraprofitti (“siamo disponibili a correggere eventuali distorsioni”), e sul superbonus conferma che si lavora per sbloccare i crediti, ma evidenzia anche il problema dell’offerta.

    In arrivo anche la proroga delle agevolazioni fiscali per le imprese del sud, mentre sull’energia, a marzo si valuteranno eventuali nuovi interventi. Si dice infine pronto a tutte le critiche, purché non si dica che non sono stati tutelati i più vulnerabili. E le critiche arrivano. Fa la voce grossa Confindustria, che bolla il taglio del cuneo come “risibile” e critica la scelta di indirizzare le risorse su obiettivi “a nostro avviso non prioritari in questa fase e discutibili nel merito”, come flat tax e prepensionamenti, penalizzando così le imprese, dice il presidente Carlo Bonomi. Delusi anche i sindacati, proprio nel giorno in cui la manovra è stata anche al centro dello sciopero delle organizzazioni di base che hanno manifestato in molte città. E’ netto il giudizio di Cgil e Uil, che hanno intanto indetto per il 16 dicembre il primo sciopero territoriale in Lombardia: per la Cgil è una manovra di corto respiro; per la Uil manca di una direzione di marcia. Più cauta la Cisl: bene sull’emergenza, ma non sufficientemente espansiva. Sono in molti a chiedere di fare di più. L’associazione dei costruttori, in particolare, torna in pressing per lo sblocco della cessione dei crediti: “Il grido di allarme di famiglie e imprese ci giunge ogni giorno sempre più forte”, avverte l’Ance. E la Corte dei Conti, pur riconoscendo l’ampia portata del provvedimento, evidenzia “elementi di incertezza sul quadro di finanza pubblica” e avverte come l’innalzamento del tetto e dei contanti e la misura sul pos “possano risultare non coerenti” con gli obiettivi del Pnrr.

    La corsa del Pnrr, intanto, procede secondo i piani anche con il cambio di governo, e l’Italia intravede già la terza rata, a fine anno, da quasi 20 miliardi di euro. Non è solo il ministro dell’Economia Giorgetti, a rassicurare che gli obiettivi di dicembre sono alla portata: anche la task force europea, dopo aver fatto il giro nei ministeri di Roma questa settimana, torna a Bruxelles soddisfatta perché non ha riscontrato lentezze anomale né criticità preoccupanti che avrebbero potuto mettere a rischio l’erogazione della rata di dicembre.

    E c’è anche un altro passo avanti: è partito il confronto tra Governo e tecnici Ue per modificare il piano, che per molti ministri è diventato irrealistico a causa dei costi lievitati per la guerra. Bruxelles è d’accordo, purché le modifiche riguardino singoli investimenti e non tutti, e le riforme non si tocchino. “In questi giorni, stiamo lavorando intensamente per conseguire i 55 obiettivi del secondo semestre 2022”, siamo “già a buon punto e centreremo sicuramente anche questo traguardo”, ha detto Giorgetti al primo evento annuale sul Pnrr organizzato dall’Italia insieme alla Commissione europea, non a caso al termine della missione dei tecnici Ue. Il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, ha spiegato che la squadra europea ha “verificato” un livello di impegno “straordinario” di tutte le amministrazioni, a dimostrazione che se il Governo Draghi aveva lavorato bene, il nuovo “sta lavorando altrettanto bene”. Tanto che la stessa task force Ue si è spinta a dire di essere “incoraggiata” dai progressi sull’attuazione del Pnrr, ed “abbastanza ottimista” che la terza rata possa arrivare nei tempi previsti, cioè a inizio 2023.


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