• M5s in subbuglio, Di Maio preme: “Fare presto”

    Hanno fatto un passetto in avanti, con la votazione via mail per scegliere tra le tre alternative prospettate dal reggente Vito Crimi. Ma i punti interrogativi restano sempre lì. L’unica cosa su cui tutti sono d’accordo è che bisogna fare gli Stati Generali. Con l’opzione tre che, con molta probabilità, sarà la prescelta dai parlamentari. Ovvero l’avvio di un percorso che porterà alla definizione di modalità e temi su cui sarà incentrato il congresso grillino. Una «commissione» di una decina di eletti in Europa, comuni, regioni e Parlamento vaglierà le proposte che arriveranno dalle assemblee territoriali.

    Quello che non si capisce affatto invece è il timing che porterà all’auspicata rigenerazione del M5s. I big, Luigi Di Maio in testa, premono per un’accelerazione delle procedure. Il loro ragionamento segue l’assunto che le beghe interne ai Cinque Stelle non possono rischiare di mettere in pericolo la stabilità del governo. È nell’interesse della compagine ministeriale evitare l’esposizione mediatica delle spaccature in seno al Movimento. E mesi di discussioni e retroscena sulle pagine dei giornali non giovano all’azione di governo e al mantenimento dello status quo. Sulla stessa lunghezza d’onda, per quanto riguarda una velocizzazione dei passaggi, c’è parte del gruppo vicino ad Alessandro Di Battista. Accantonato il sogno dell’elezione-lampo di un capo politico, c’è chi, come l’europarlamentare Ignazio Corrao, chiede di arrivare agli Stati Generali entro il 31 ottobre. Alla fine doppia consultazione su Rousseau. Entro l’8 novembre per l’elezione delle cariche locali, poi entro il 12 novembre la votazione finale della leadership nazionale. Dallo stesso fronte, però, minaccia di abbandonare la nave l’ex ministro per il Sud Barbara Lezzi. Che lascia la chat dei «portavoce» pugliesi e non esclude, in futuro, le sue dimissioni da senatrice.

    C’è invece un’altra fazione, quella più critica con Davide Casaleggio, che chiede una tempistica meno sincopata e degli «Stati Generali in presenza». Si tratta di almeno una cinquantina di parlamentari, da Dalila Nesci di «Parole Guerriere» al senatore Emanuele Dessì, decisi ancora a chiedere la testa del guru e pronti ad azioni anche sulla proprietà del simbolo del M5s. Insomma, si registrano lenti progressi sugli Stati Generali ma il nodo principale resta sempre Rousseau.



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