Marco Missiroli e l’ossessione di ‘Avere tutto’


MARCO MISSIROLI, ‘AVERE TUTTO’ (EINAUDI, PP 159, EURO 18.00). C’è la nòna biènca, “una vecchia che a Rimini conoscevano tutti. A ogni domanda rispondeva di no, poi diventava si. Vuoi il cocomero? No. Dai dammi una fettina”. Ci sono i gabbiani che a Rimini non urlano mai e c’è una Renault 5 che gira di notte da ventisette anni. Entra nel cuore di una famiglia, quella di Nando e Caterina Pagliarani, di una amatissima città di provincia, esplora i segreti e gli slanci di una vita che sfida la fortuna e rilancia con una domanda che diventa per tutti: “dove vorresti essere con un milione di euro in più e parecchi anni di meno?”. Marco Missiroli nel suo nuovo romanzo ‘Avere tutto’, pubblicato da Einaudi, apre un nuovo capitolo, con il dono di non ripetersi mai, nell’avventura della scrittura.
    Dopo ‘Atti osceni in luogo privato’ (Feltrinelli) con cui nel 2015 ha vinto il Premio SuperMondello e ‘Fedeltà (Einaudi) con cui ha avuto il Premio Strega Giovani nel 2019 e che ha ispirato una serie Tv originale di Netflix, Missiroli nel suo nuovo libro ci racconta una storia apparentemente semplice: quella di un figlio, Sandro, che vive a Milano e torna a Rimini per il compleanno del padre Nando che dopo la morte della moglie, Caterina, si dedica con passione all’orto. Con lei ballava in tutte le competizioni della riviera romagnola e voleva vincere.
    Anche Sandro vuole vincere, ma al tavolo del gioco d’azzardo, del poker, una febbre pericolosa che gli ha fatto perdere Giulia, con cui programmava il futuro e un bel po’ di denaro di famiglia. Le prime volte al tavolo da gioco era il tizio da spennare, poi è diventato lo sbarbato da tenere d’occhio. E adesso? Cos’è rimasto a Sandro, che voleva avere tutto? A Rimini lo aspetta la partita più dura da giocare: quella di un figlio che deve prendersi cura di un padre malato, a cui restano pochi mesi di vita. Di un figlio che diventa lui genitore, che fa i conti con la fragilità, che sa anche ammette a un certo punto di “non farcela” ma è un momento, lui ce la mette tutta. C’è smarrimento ma anche tanta umanità in questi due uomini con i loro segreti e c’è, come sempre nei romanzi di Missiroli, la grande presenza sotterranea e potente delle donne come accade qui con Caterina, ma anche con Giulia e Bibi. “Lo porto da lei. Lo aiuto a sedersi, indietreggio e lui si regge il mento con la mano destra, il gomito poggiato sul bracciolo, la guarda” racconta Missiroli della visita a Caterina al camposanto. ‘Avere tutto’ è un romanzo dove la tensione si fa sentire, si impenna, scende. Le parole tra padre e figlio, i loro silenzi, la sofferenza di un uomo che ha poco tempo davanti a sé, il suo diventare sempre più pesante nel corpo sono come una lama.
    Missiroli torna più volte, come se fosse il filo rosso del romanzo, sul respiro di Nando, lo descrive nei minimi dettagli, nelle sue ampiezze e apnee si incontrano la luce e l’ombra. In fondo questa è una storia di luci e ombre, di quanto sia difficile viverle come una cosa distinta ma non separata.
    Nando è stato nuotatore, ferroviere, ha lavorato sui bus turistici, ha posseduto il bar America ma lui era un ballerino.
    E Sandro nei suoi slanci fino all’azzardo cosa vuole se non sentirsi vivo fino in fondo? L’ossessione che lo muove da sempre è “che la vita non è avere di più, è rischiare per avere tutto” ci dice lo scrittore, vincitore del Premio Campiello Opera Prima con il suo romanzo d’esordio, ‘Senza coda’, cui sono seguiti ‘Il buio addosso’, ‘Bianco’ e ‘Il senso dell’elefante’, che vive a Milano e dedica ‘Avere tutto’ alla sua città, Rimini, che c’è sempre nei suoi libri. (ANSA).
   


Fonte originale: Leggi ora la fonte