Mario a Bruxelles, Giorgia incaricata: l’ipotesi dei “due premier” in campo


Il tempo del passaggio di consegne dal governo Draghi al governo Meloni si avvicina. La cerimonia della campanella sarà consumata tra poco meno di un paio di settimane, per una istantanea destinata a fare il giro del mondo, con l’ingresso a Palazzo Chigi della prima premier donna della storia d’Italia. Non ci sarà però una cesura netta e un sipario che calerà pigramente su un esecutivo a riposo già da alcuni giorni e impegnato semplicemente nell’ ordinaria amministrazione. Tutt’altro. Sì, perché quasi inevitabilmente l’incrocio tra il calendario istituzionale italiano e quello europeo creerà una situazione di momentaneo dualismo per la quale c’è già chi ha scomodato l’immagine dei due Papi e chi ha coniato il neologismo dell’esecutivo «Dragoni».

Il punto è che il prossimo 20 e 21 ottobre a Bruxelles si riunirà il Consiglio europeo dedicato al problema della bolletta energetica e al possibile tetto al prezzo del gas e a rappresentare l’Italia ci sarà Mario Draghi in una veste operativa piena, con Giorgia Meloni che avrà ricevuto l’incarico ma sarà ancora in una sorta di terra di mezzo, impegnata nelle consultazioni. Secondo alcune ricostruzioni il Quirinale, il presidente del Consiglio uscente e la premier in pectore avrebbero volutamente calibrato i tempi in modo che fossero Draghi e il ministro Roberto Cingolani a occuparsi di un dossier delicatissimo per gli interessi italiani, un dossier che i due, insieme ai loro sherpa, stanno seguendo ormai da settimane.

In realtà, al di là di questo possibile accordo che avrebbe ovviamente una sua logica, non ci sarebbero stati comunque i tempi tecnici per avere un nuovo esecutivo nel pieno delle sue facoltà entro quella data. Quindi la prospettiva di avere in contemporanea un presidente del Consiglio incaricato a Roma impegnato a definire la squadra e un premier uscente operativo a Bruxelles sarebbe slegata da valutazioni strategiche di opportunità negoziale.

Il calendario d’altra parte parla chiaro. Difficilmente Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi varcheranno il portone del Quirinale prima di mercoledì 19. Esaurite le consultazioni e ricevuto l’incarico il giuramento potrebbe arrivare tra domenica 23 e lunedì 24 ottobre. A quel punto il governo per diventare pienamente operativo dovrà poi affrontare nei giorni immediatamente successivi – il termine massimo è di dieci giorni – il passaggio dell’illustrazione del programma e del voto di fiducia da parte delle Camere, anche se già con l’atto del giuramento il governo uscente cessa dall’esercizio delle proprie funzioni e gli si avvicenda il nuovo governo.

Toccherà dunque a Mario Draghi – che a Praga ha suonato la sveglia alla Commissione e ai politici dei Paesi nordici invitandoli ad agire al più presto sulla politica energetica – potrà tentare la sua ultima sortita, prima del fischio finale sul suo mandato.


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