Quel braccio di ferro Meloni-Berlusconi “Cambia le caselle, non tocca a noi risolvere i suoi guai”


È vero che la colpa è sempre del maggiordomo, un cliché consacrato nella letteratura – il genere giallo in particolare – e che spesso e volentieri serve a rimbalzare le responsabilità su altri. Esattamente lo schema andato in scena ieri in Senato, dove Ignazio La Russa è stato eletto alla presidenza nonostante Forza Italia non abbia partecipato al voto. «Chi è stato?», è la domanda che balla per il Salone Garibaldi di Palazzo Madama un secondo dopo l’applauso dell’Aula che certificata l’avvenuta elezione.

Il sostegno inatteso è ovviamente arrivato dall’opposizione. Quasi certamente dai renziani di Azione (quindi Matteo Renzi e tre dei suoi, ma non Carlo Calenda), da tre senatori a vita, dal Maie e da pezzi sparsi di Pd e M5s. Ma il punto è perché – nonostante il faccia a faccia mattutino a Montecitorio tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi – si sia finiti agli stracci, con il Senato che elegge un presidente di Fratelli d’Italia senza che Forza Italia partecipi al voto.

E qui le versioni divergono. Di certo, c’è che l’incontro tra Meloni e Berlusconi non è stato in discesa. Teso, a tratti acceso, senza che si sia trovato un punto d’incontro. Tanto che la premier in pectore avrebbe alzato la voce, spazientita, ribadendo la sua posizione, spiegando quali ministeri e a chi. Il leader di Forza Italia non avrebbe gradito. Per nulla. «Giorgia è un’irriconoscente». Ed è proprio questo che avrebbe fatto notare a La Russa nell’aula del Senato nel video che ieri ha fatto il giro di tutti i siti. «Non ce l’aveva con me, il suo era uno sfogo verso altri», dice infatti il neo presidente del Senato uscendo dal ristorante di Palazzo Madama.

I fatti raccontano che ieri Forza Italia ha deciso di non votare. E quindi la cronaca certifica la distanza siderale tra Fdi e Fi. I resoconti, però, sono distanti. Da una parte si imputa a Meloni di cambiare i nomi dei futuri ministri a seconda dei suoi desiderata. «Ha modificato quattro volte le caselle a seconda delle sue esigenze, ma non è che possiamo stare qui a risolverle i problemi e dirle pure grazie», è il ragionamento che – racconta chi ha avuto occasione di sentirlo – avrebbe fatto Berlusconi. Meloni, invece, ai suoi racconta un’altra versione. Dice che il leader di Forza Italia aveva assicurato il suo sostegno a La Russa e poi si è sfilato, aggiunge che gli azzurri sono arrivati a «minacciare l’appoggio esterno».

È per questo che tira dritto, che non molla di un centimetro. E che ha aperto un confronto con l’opposizione per portare dalla sua voti a favore di La Russa. Arrivando a recapitare al leader di Forza Italia il seguente messaggio: «Se non abbiamo i numeri su Ignazio, se si finisce nel pantano, sono pronta a lasciare la presidenza del Senato all’opposizione». Con un nome già individuato, quello di Dario Franceschini. Tra i due, non a caso, ci sarebbero stati contatti. Ed è per questa ragione che molti big del Pd escludono che il «soccorso rosso» a La Russa possa essere arrivato da loro. Al netto, ovviamente, di qualche sporadico e non controllabile voto.

Insomma, una giornata campale. Che si chiude a tarda sera con Meloni che con i suoi dice di non voler cedere alle «minacce» di Forza Italia. E con gli azzurri che mettono sul tavolo la possibilità di presentarsi alle consultazioni con una delegazione autonoma. Quindi, non insieme a Fdi e Lega. Fratelli d’Italia tace, il Carroccio invece smentisce. Se davvero andasse così, infatti, la rottura diventerebbe quasi insanabile.

Intanto alla Camera ci si interroga su chi sarà eletto presidente oggi e se Forza Italia, a differenza di ieri, parteciperà al voto. In pole position c’è il leghista Lorenzo Fontana. Con gli azzurri – il gruppo parlamentare è diviso a metà – che minacciano di disertare il voto, ma che con ogni probabilità ci saranno.


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