Segre, da superstite dell’orrore a presidente per un giorno


Ieri passeggiando per i corridoi di Palazzo Madama non ha perso l’occasione per scherzare con i giornalisti. “La prima volta che sono entrata in Aula non sapevo nemmeno dove sedermi nonostante ci fosse la targhetta, questa volta invece ho anche provato la sedia e hanno messo un cuscino sulla mia schiena”. La senatrice a vita Liliana Segre, vittima delle persecuzioni nei campi di sterminio nazisti e testimone degli orrori di Auschwitz, oggi presiederà la seduta inaugurale della XIX legislatura al Senato.

Un compito che spetta al senatore più anziano, in questo caso Giorgio Napolitano, 97. Ma il presidente emerito non è potuto essere presente per via delle sue condizioni di salute. “Il discorso è pronto, non mi faccio cogliere impreparata”. Ma chi la conosce bene ed è abituato a sentirla parlare scommette che potrà smettere di seguire il testo per parlare a braccio. “A volte accadono cose che uno davvero non si aspetta”, commentava ieri. Lei che si definisce una nonna e che allo stesso tempo è rimasta la “ragazzina scheletrica” che fece la “marcia della morte” assieme a migliaia di altre come lei.

Stamattina è arrivata a Palazzo Giustiniani poco dopo le 9.30, elegantissima in un vestito di velluto blu e perle, coperta da un trench leggero per ripararsi dalla pioggia battente che ha caratterizzato la mattinata romana. C’è attesa per il discorso che pronuncerà attorno alle 10.30. Nei giorni scorsi si è accreditata come gli altri senatori, nonostante nel gennaio 2018 sia stata nominata senatrice a vita da Sergio Mattarella. Il suo merito, quello di aver “illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”.

Nata a Milano il 10 settembre del 1930 da una famiglia di origine ebraica, nel ’44 venne deportata dalla Stazione Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove perse il padre e i nonni paterni. “Auschwitz è fatto di tante cose, di colori, di odori e, soprattutto, di facce. Le facce delle vittime e dei carnefici. Che sono uno specchio a fronte, in cui è la vittima ad essere fortunata, perché essere carnefice è una cosa orribile. Tra vittima e carnefice, è molto più fortunata la vittima”, raccontava in un’intervista del 2019 alla Tv del Senato. “I nazisti toglievano il nome (è una cosa gravissima, soprattutto per la tradizione ebraica) e lo sostituivano con un numero tatuato sul braccio. Alla fine sei solo quel numero, non sei più tu”.

“Per tanto tempo ho provato a dimenticare il lager, per quanto possibile. Perché il mio braccio mi ha parlato senza sosta, tutti i giorni, ogni minuto”, ha confessato ancora nel libro scritto a quattro mani con Enrico Mentana, “La memoria rende liberi”. Il suo primo intervento nell’Aula di Palazzo Madama c’è stato durante la discussione per il voto di fiducia del governo Conte I, in cui ha ricordato la sua esperienza personale e le leggi razziali.

Il 27 gennaio del 2020, invece, era stato l’allora presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, ad invitarla a parlare davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles, in occasione della cerimonia per il Giorno della Memoria. Da lì fece un appello ai suoi “futuri nipoti ideali”: “C’era una bambina a Terezin, di cui non ricordo il nome, che disegnò una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Io non avevo le matite colorate e forse non avevo la fantasia meravigliosa della bambina di Terezin. Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati! Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali. Siano in grado di fare la scelta! E con la loro responsabilità e la loro coscienza, essere sempre quella farfalla gialla”.

Dal 15 aprile 2021 presiede la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza e la sua storia è diventata anche una traccia nello scorso esame di maturità. Oggi sarà lei a guidare l’inizio della nuova legislatura.


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