S&P: “Per l’Italia recessione più dura”. Fmi ai governi: “I conti siano in ordine”


L’Italia rischia una recessione più profonda del previsto nel caso di una lunga guerra in Ucraina. Nello scenario peggiore il pil potrebbe contrarsi nel 2023 dell’1,5%, ben oltre le attese. A scattare la fotografia è stata l’agenzia Standard&Poor’s, che identifica nel nostro Paese e nella Germania i Paesi più colpiti da un possibile prolungamento del conflitto. Un fattore in grado di esacerbare «la crisi energetica in Europa, mentre i tassi d’interesse» potrebbero dover salire più velocemente.

L’allarme dell’agenzia di rating (che nello scenario base prevede per l’Italia un -0,3% nel 2023) affonda le radici nei «rischi crescenti» legati alla guerra, con una probabilità su tre che si manifestino. E in un «mondo prone agli choc» come quello attuale, avverte anche il Fondo monetario internazionale, la politica di bilancio gioca un ruolo cruciale: deve prevedere «misure mirate ed essere rigorosa, così da non ostacolare la lotta all’inflazione delle banche centrali e non mettere a rischio la fiducia degli investitori». Con il debito globale che resta elevato e sopra i livelli pre-pandemia, una particolare attenzione – osservano gli esperti di Washington – va ai conti pubblici.

Pur in un contesto complesso, l’Italia ha un deficit e un debito in calo e, come gli altri Paesi europei, Roma non è nella lista delle capitali più a rischio per il loro disavanzo. «Questo non significa però che non ci siano rischi sul debito», ha aggiunto Victor Gaspar, responsabile del fiscal monitor del Fmi secondo cui la strategia «prudente dell’Italia» pare «appropriata». Il Fondo monetario stima un deficit al 3% nel 2025 e un debito che proseguirà negli anni in lenta flessione. Il nostro Paese, inoltre, nel 2022 ha avuto «un buon livello di crescita» e un livello «notevole» se si considera il dato aggregato 2021-2022. L’Italia ha inoltre posto «grande attenzione a mantenere una prudenza nelle politiche di bilancio», ha osservato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni (in foto) rimarcando che, visto il rallentamento atteso nel 2023, la sfida del nuovo governo sarà proteggere le fasce deboli senza prendere decisioni che potrebbero destabilizzare il bilancio. «La Commissione è prontissima a collaborare», ha aggiunto Gentiloni, precisando che l’invito ai Paesi membri è per «interventi a sostegno delle imprese e delle famiglie mirati e temporanei che non pregiudichino la finanza pubblica e non ostacolino la transizione ambientale».

Sulla stessa linea il Fondo monetario. Di fronte alla corsa dei prezzi di energia e alimentari, da cui potrebbero derivare rischi sociali, è importante mantenere i conti in ordine visto anche l’aumento dei tassi Bce. «Il consolidamento di bilancio invia un forte segnale sul fatto che c’è un allineamento nella lotta all’inflazione», ha spiegato il Fmi, bollando come «troppo costoso e inefficace» il tentativo di risolvere il caro vita con un calo delle tasse, sovvenzioni o il controllo dei prezzi. Farlo – avverte – esporrebbe le finanze pubbliche a rischi e, inoltre, minerebbe la fiducia degli investitori. Il Fondo quindi apre a una tassa permanente degli extra profitti delle società dell’energia. «Può essere considerata» perché aiuterebbe ad «aumentare le entrate senza ridurre gli investimenti o aumentare l’inflazione».

La corsa della Fed a stringere sulla leva moetaria rischia però di travolgere le altre banche centrali, costrette a inseguire. E così dalla Bce arriva un appello a «collaborare»: la presidente Christine Lagarde è infatti alle prese con un rischio-recessione più pronunciato rispetto agli Usa, un euro debole e tensioni sul debito pubblico: il Btp è tornato a sfiorare un rendimento del 4,90% (4,88%) e lo spread Btp-Bund è arrivato a 247, prima di chiudere a 241. Per vendere i sei miliardi di euro di Bot annuali ieri in offerta, il Tesoro ha pagato il 2,532%: un livello che non si vedevano in asta da agosto 2012.


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