Steno, al cinema un marchio tutto da ridere


Un fisico minuto, da tanghero, baffetti curati, elegante ed estremamente colto, un personaggio un po’ ottocentesco che amava però far ridere. Era così STENO, proprio come lo racconta il documentario di Raffaele Rago presentato nella sezione ‘Storia del Cinema’ alla Festa di Roma. Tra le molte curiosità della sua vita complicata, quella di assumere al Marc’Aurelio, dove lavorava, Federico Fellini: bastò fargli fare un disegno di prova. E ancora fu sempre lui, regista di UN AMERICANO A ROMA, che in un’intervista spiegò, a modo suo, forse la più famosa scena di Alberto Sordi, quella che vede l’attore romano nella sua cucina alle prese con un piatto di spaghetti: “Quando i pupazzi funzionano il regista non deve fare nulla”. La stessa tecnica utilizzata anche con un altro suo attore feticcio, Totò, a cui non dava mai il fine ciak perché sapeva che era geniale nell’improvvisare straordinarie chiusure fuori sceneggiatura.
Numerosi i personaggi che hanno partecipato al documentario con le proprie testimonianze, a partire ovviamente dal figlio Enrico Vanzina: “Se volete fare film comici – diceva spesso a me e a Carlo – leggete tutta la letteratura possibile e poi passate ai quadri e alla musica”. Mentre sull’ostinazione della critica cinematografica contro il padre dice ancora Enrico: “Su di lui pesava sicuramente una critica ideologica: era uno dei pochi registi italiani non di sinistra”. Da lui comunque il ricordo sempre commosso e rispettoso di un padre ingombrante, ma amatissimo, e che aveva dedicato alla famiglia molto del suo tempo. Tante le scene dei suoi film, da TOTÒ CERCA CASA, girato in co-regia con Mario Monicelli, a UN GIORNO IN PRETURA, da UN AMERICANO A ROMA a FEBBRE DA CAVALLO, nel docu di Rago, e questo per parlare di un autore con all’attivo oltre 100 sceneggiature e la regia di 75 film in 48 anni di carriera. Steno poi, oltre a incrociare tutti i protagonisti della comicità italiana dal dopo guerra fino al boom economico, inventò anche negli anni settanta e ottanta un genere nuovo di zecca molto apprezzato dallo stesso Quentin Tarantino: il poliziottesco. Non solo, diresse Bud Spencer nei quattro film di ‘Piedone’ e nei sei film tv della serie Big Man. A parlare di Steno, rimasto orfano del padre a soli tre anni e cresciuto in una famiglia con difficoltà economiche, troviamo, tra i tanti, anche il premio Oscar Giuseppe Tornatore che attinge alla sua iniziale esperienza giornalistica per descrivere, con acutezza critica, questo personaggio definito più volte da lui: “sempre gentile, colto ed elegante”. Tra le testimonianze anche quelle di Diego Abatantuono, Claudio Amendola, Lino Banfi, Caterina d’Amico, i nipoti di Totò Antonello Buffardi de Curtis ed Elena de Curtis, Fabio Frizzi, Eleonora Giorgi, Maurizio Micheli, Neri Parenti, Giovanna Ralli, Massimo Ranieri, Marco Risi, Umberto Smaila, Giovanni Soldati e Teo Teocoli. Prodotto da Andrea Petrozzi per World Video Production, STENO è scritto su soggetto di Nicola Manuppelli e sceneggiatura dello stesso Manuppelli con il regista. Il film ha le musiche di Claudio Sanfilippo e la fotografia di Vincenzo Taranto. Frase cult, l’auto-descrizione dello stesso Steno: “Sono un regista che va a girare sempre in giacca e cravatta”.


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