Uccise la moglie malata e si sparò, fu omicidio del consenziente


Sono state riconosciute le attenuanti per un anziano che, prima di tentare il suicidio, uccise la moglie, la quale avrebbe manifestato lei stessa la volontà di morire. E’ quanto stabilito dai giudici della Corte d’Assise di Bologna in merito a una vicenda del 21 agosto 2021, a Castello di Serravalle, nel Bolognese, dove i carabinieri li ritrovarono nella loro auto, ancora abbracciati, lei accasciata sulle gambe di lui: Maria Rosa Elmi, 73 anni, fu trovata morta, e il marito Mauro Bergonzoni, 77, ancora vivo. L’uomo, dopo averle sparato con il suo fucile da caccia rivolse l’arma verso se stesso e fece di nuovo fuoco. Prima di perdere conoscenza implorò il maresciallo dei carabinieri chiamato dai vicini allarmati dai colpi: “Sparami, ti prego”, gli disse.

Quella mattina erano passati a casa dalla figlia e le avevano lasciato un biglietto dicendo di volerla far finita. Ieri, come riporta la stampa locale, si è concluso il processo di primo grado, davanti alla Corte d’Assise di Bologna, che ha condannato Mauro Bergonzoni a 8 anni con la concessione delle attenuanti generiche, ma ha accolto la richiesta del pm Marco Forte di derubricare il reato da omicidio volontario a omicidio del consenziente (5 anni la pena chiesta dalla Procura). Questo perché Maria Rosa da tempo implorava suo marito di ucciderla. Da anni non era la stessa, colpita da una grave forma depressiva che nel 2019 l’aveva portata a tentare il suicidio.

L’istruttoria ha fatto emergere la sofferenza, ma anche l’amore e il dolore per una situazione che non sapevano più come affrontare. La Corte presieduta dal giudice Pier Luigi Di Bari, quindi, dopo una breve camera di consiglio ha ritenuto corretta l’interpretazione di pm e avvocati di difesa accogliendo la modifica dell’imputazione. Il pensionato ieri non era in aula, ma c’era la figlia della coppia, che non si è mai costituita parte civile.
   


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