“Una vertigine: io, bambina vittima leggi razziali sul banco più alto del Senato”


Un discorso netto, commovente, pronunciato con trasporto tra applausi e standing ovation, che si conclude con un appello a tutto il Parlamento perché “con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell’inflazione e dell’eccezionale impennata dei costi dell’energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi”. Liliana Segre entra nell’Aula del Senato con qualche minuto di ritardo sull’orario stabilito per l’inizio della seduta, elegantissima in un vestito di velluto blu notte, orecchini di perle e una spilla.

“Entrai qui per la prima volta in punta di piedi”

Ad accoglierla e ad applaudirla i senatori, tutti in piedi. Parla per circa venti minuti. Inizia salutando calorosamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolge un pensiero a Papa Francesco e legge gli auguri di buon lavoro ai senatori del presidente emerito Giorgio Napolitano. Si rivolge ai nuovi colleghi immaginandoli “sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende e dalla austera solennità di quest’aula”. Fu così anche per me, ricorda, “quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi”.

La senatrice si sofferma innanzitutto sul conflitto in Ucraina. “Incombe su tutti noi in queste settimane l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore: una follia senza fine”. “La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino”, insiste citando il Capo dello Stato.

“Costretta a lasciare il banco di scuola”

Poi un passaggio sul passato: “In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica”. “Il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato”. Il ricordo commosso è seguito da un lungo applauso.

Segre parla ai senatori di responsabilità e si sofferma sulla parola esempio: “Non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con disciplina e onore, impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse. Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica “alta” e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza”.

“Il popolo ha deciso, è l’essenza della democrazia”

Il 25 settembre, è andata avanti la senatrice, “il popolo ha deciso”. “È l’essenza della democrazia”, sottolinea. “La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l’imperativo di preservare le Istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell’interesse del Paese, che devono garantire tutte le parti”. Poi un richiamo sulla Costituzione, “non un pezzo di carta ma il testamento di 100mila morti caduti nella lunga lotta per la libertà”, dice citando Calamandrei, e sulle riforme costituzionali.

“Prima di cambiare la Costituzione bisogna attuarla”

“Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata, ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice”. Il pensiero va soprattutto all’articolo tre sull’uguaglianza dei cittadini e la rimozione “degli ostacoli di ordine economico e sociale”. “Non è poesia e non è utopia: – rimarca – è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere quegli ostacoli!”.

“Il 25 aprile sia festa condivisa, ma basta con il linguaggio d’odio”

E ancora un appello all’unità: “Perché mai dovrebbero essere vissute come date “divisive”, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 Aprile festa della Liberazione, il 1° Maggio festa del lavoro, il 2 Giugno festa della Repubblica?”, chiede augurandosi “gesti nuovi e magari inattesi” su questo. Segre insiste, tra gli applausi dei senatori di Fratelli d’Italia, anche sulla “assunzione di una comune responsabilità per la lotta contro la diffusione del linguaggio dell’odio, contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni”.

“Su decretazione d’urgenza basta con gli errori del passato”

Infine due auspici. Il primo è il recupero della centralità del Parlamento: “Da molto tempo viene lamentata da più parti una deriva, una mortificazione del ruolo del potere legislativo a causa dell’abuso della decretazione d’urgenza e del ricorso al voto di fiducia. E le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza”. Per interrompere la “lunga serie di errori del passato – va avanti – basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei governi quando era minoranza, e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare”.

“Nessuno deve essere lasciato solo”

Il secondo è l’invito al nuovo governo e alle istituzioni di rispondere al “grido di dolore” del Paese: “Avremo sempre al nostro fianco l’Unione Europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale”. “Non c’è un momento da perdere: dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere i livelli di guardia e tracimare”.


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