Verso l’elezione al primo scrutinio. Ecco cosa succederà domani in Senato


L’accordo sui nomi dei presidenti già c’è. Le ultime indiscrezioni parlano del braccio destro di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, a Palazzo Madama e del capogruppo uscente della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, per Montecitorio. Per questo l’iter per l’elezione della seconda carica dello Stato non dovrebbe essere troppo ingarbugliato. Il centrodestra ha la maggioranza assoluta dei seggi e il presidente dovrebbe essere eletto quindi già al primo scrutinio.

Domani la prima seduta della nuova legislatura al Senato sarà scandita da una liturgia fatta di regole scritte e prassi cristallizzate nel tempo. L’appuntamento per i senatori è alle 10.30. L’orario, a differenza del giorno della convocazione, deciso dal Presidente della Repubblica con un apposito decreto, viene stabilito tradizionalmente dai presidenti provvisori, in questo caso Liliana Segre. Sarà la senatrice a vita 92enne, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, a guidare le operazioni che porteranno all’elezione del nuovo presidente.

Il ruolo, da regolamento, spetta al membro più anziano dell’assemblea. Ma per motivi di salute il presidente emerito Giorgio Napolitano, 93 anni, non potrà essere presente. Una volta arrivata in Aula la senatrice pronuncerà il suo discorso. A seconda della durata sceglierà se farlo in piedi o seduta. E chi la conosce bene non esclude la possibilità che possa abbandonare il testo e scegliere di parlare a braccio. Al termine chiamerà i sei senatori più giovani tra quelli già proclamati e presenti in Aula in quel momento. I nomi circolati nei giorni scorsi sono quelli di Francesca Tubetti (FdI), Anna Bilotti (M5S), Nicola Irto (Pd), Luca Pirondini (M5S), Mario Alejandro Borghese (Maie) e Guido Quintino Liris (FdI). Ma potrebbero variare nelle prossime ore se qualcuno si dichiarasse indisponibile.

Attorno alle 10.50, quindi, la seduta dovrebbe essere sospesa. La giunta provvisoria per le elezioni sarà convocata in Sala Pannini, dove di solito si riuniscono il Consiglio di Presidenza del Senato e la conferenza dei capigruppo, per definire i nomi dei 26 senatori subentranti. Le operazioni dovrebbero durare circa mezz’ora. Poi si tornerà in Aula. Il segretario provvisorio leggerà i nomi, la presidente Segre ne prenderà atto per relationem, seguirà la proclamazione dei senatori subentranti e il loro ingresso in Aula. A quel punto verrà raggiunto il plenum e inizierà la chiama in ordine alfabetico per eleggere il presidente del Senato. Le operazioni di voto dureranno circa due ore. Una volta concluse, due senatori segretari porteranno l’urna sul tavolo della presidenza.

La presidente Segre leggerà i nomi e li passerà per la conta. Al termine dello spoglio sarà sempre lei a proclamare il risultato. Se ci dovesse essere una fumata bianca già al primo scrutinio, la senatrice a vita comunicherà la notizia al presidente eletto. Poi ci sarà una nuova pausa. I senatori torneranno in aula e il presidente provvisorio cederà lo scranno più alto al vincitore dell’elezione, invitandolo ad “assumere la presidenza del Senato”. A questo punto sarà il nuovo presidente a pronunciare il suo discorso e a fare le comunicazioni di rito. Se il nuovo presidente non fosse eletto alla prima chiama, si procederebbe con una seconda votazione, sempre a maggioranza assoluta di 104 senatori su 206.

In caso di fumata nera anche alla seconda chiama si passerebbe ad una terza votazione, che si dovrebbe svolgere nella mattinata di venerdì, stavolta a maggioranza relativa e con un quorum più basso. Se l’impasse dovesse durare oltre il terzo scrutinio si andrebbe al ballottaggio e verrebbe scelto il senatore più anziano. Entro tre giorni dall’elezione del presidente i senatori, tranne quelli a vita, dovranno comunicare l’appartenenza ad un gruppo parlamentare, altrimenti verranno assegnati d’ufficio al gruppo misto. Nel caso in cui la seconda carica dello Stato venisse individuata domani il termine scadrebbe domenica, ma per agevolare le operazioni potrebbe essere prorogato a lunedì 17 ottobre.

Il presidente fisserà anche la riconvocazione del Senato per l’elezione di 4 vice presidenti, 3 questori e 8 segretari che andranno a completare il Consiglio di Presidenza. A questo punto potranno iniziare le consultazioni al Quirinale che porteranno alla formazione del nuovo governo. Solo dopo la nascita del nuovo esecutivo verranno nominati i presidenti delle commissioni. Il regolamento, infatti, prevede la garanzia non solo del principio di proporzionalità fra i gruppi, ma anche un equilibrio tra maggioranza e opposizione. Un criterio che potrà essere stabilito soltanto dopo il voto di fiducia.


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