VERUCCHIO. “La collezione del Povero Diavolo” di Marco Neri tiene a battesimo il rinascimento della Piazza Malatesta: in mostra  alla Sala Magnani per tutta l’estate le 58 opere dell’artista e docente forlivese pensate e realizzate per il ristorante stellato di Torriana

 

“Le bandiere”, “I cinesi”, “Le finestre”, “Il Povero Diavolo”, “I cieli”: l’intera collezione pensata e realizzata una ventina di anni fa da Marco Neri per quell’Osteria del Povero Diavolo di Torriana che da vecchia trattoria di paese stava esplodendo in uno dei più splendenti ristoranti stellati d’avanguardia d’Italia diventa una mostra che terrà a battesimo il rinascimento della nuova Piazza Malatesta di Verucchio.

Il cuore del capoluogo di quello che è uno dei “Borghi più belli d’Italia” e che in questi mesi è stato teatro di un restyling a 360 gradi che ha visto il rifacimento dell’antica pavimentazione e un nuovo arredo con 14 fioriere in corten e otto sedute in pietra di fiume. Grazie alla concessione di Fausto Fratti e Stefania Arlotti, le 58 opere del noto artista e docente forlivese (vanta mostre importanti in Italia e all’estero, ha esposto alla Biennale di Venezia e ha la cattedra di pittura all’Accademia delle Belle Arti di Lecce) diventeranno una delle gemme dell’estate di Verucchio.

 “La Collezione del Povero Diavolo” sarà infatti ospitata nella centralissima Sala Magnani a sua volta oggetto di una riqualificazione mirata, spazio che si staglia ai piedi del municipio e di quella Rocca da cui i Malatesta partirono alla conquista di Rimini. 

La mostra, resa possibile dal rapporto d’amicizia di lungo corso dei proprietari e dell’artista, sarà inaugurata venerdì 10 giugno alle 11.30 e sarà poi visitabile nei week end e su prenotazione durante la settimana.

“Ringraziamo di cuore Fausto e Stefania per questo “dono” e un artista come Marco Neri per la grande disponibilità dimostrata in questi mesi nell’accompagnarci nella preparazione di un evento reso possibile anche grazie alla collaborazione dell’Hotel Oste del Castello e della Pro loco. Il vernissage della “Collezione del Povero Diavolo sarà la gemma della nuova Piazza Malatesta e impreziosirà la nostra estate con una proposta di altissima qualità” commenta l’assessora alla cultura Linda Piva.

La mostra sarà a disposizione del pubblico per l’intera stagione estiva, dal 10 giugno al 21 settembre: dal lunedì al venerdì è possibile prenotare la visita telefonando all’Ufficio Iat (0541-670222), il sabato e la domenica sarà aperta fra le 9.30 e le 12.30 e dalle 15 alle 19.

 

MARCO NERI (Forlì, 1968). 

Diplomato all’Istituto statale d’Arte di Forlì e all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1992, inizia ad esporre nella seconda metà degli anni ‘80. Fin dagli esordi l’atteggiamento dell’artista è marca- tamente improntato al recupero della pittura. 

Nel 1987 supera le selezioni mentre ancora frequenta l’Istituto d’Arte e debutta tra i giovani artisti ita- liani di “Indagine ‘87” (*) a Palazzo Re Enzo, Bologna; l’anno seguente è tra i vincitori del “Premio F. P. Michetti” (*) di Francavilla a mare (1988). Partecipa successivamente a numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra le quali “Intercity Uno” (*) alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (1990); “Cambio di guardia” (*) allo Studio d’Arte Cannaviello, Milano (1995); “Martiri e Santi” (*) alla Galleria L’Attico di Roma (1996) e “Pittura” (*) al Castello di Rivara di Torino (1996). Seguono “Figuration” (*) al Rupertinum Museum di Salisburgo e al Museion di Bolzano (1999/2000), “Futurama” (*) al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2000) e “Premio Michetti – Differenti prospettive in Pittura” (*) al Museo F. P. Michetti di Francavilla a mare (2000). 

Nel 2001 tiene una personale (con Andrea Salvino) allo Spazio Aperto (*) della Galleria d’Arte Moder- na di Bologna e nello stesso anno, su invito di Harald Szeemann, partecipa alla 49° Edizione della Biennale di Venezia “Platea dell’Umanità” (*). 

Dal 2001 unisce all’attività artistica quella di Docente di Pittura, prima all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, poi di Cromatologia e di Tecniche e Tecnologie della Pittura all’Accademia di Belle Arti di Foggia e ancora di Pittura al Biennio Specialistico dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove insegna attualmente. 

Tra le principali mostre personali: “Rinverdire il classico” (*) e “Sostenere lo sguardo” (*) alla Galleria Fabjbasaglia di Rimini (1996 e 1998); “Progetto Museo d”Arte Italiana” al Castello di Rivara, Torino (1997); Skyline” (*) alla Galleria Haus-Schneider di Karlsruhe (1998); “Windows 99” (*) alla Galleria dell’Immagine dei Musei Comunali di Rimini e alla Galleria Hübner di Francoforte (1999); “Come into my room” alla Galleria Hilger/Artlab di Vienna (2000); “Io spazio” alla Galleria Alberto Peola di Torino (2002); “Malerei” (*) al DiözesanMuseum di Monaco di Baviera (2002); “Mirabilandia + Biblioteca persiana” (*) al Museo dell’”Arredo Contemporaneo di Russi (2003); “Nessun Dogma” (*) alla Galleria Emilio Mazzoli di Modena (2004); “Mars Black” alla Lucas Schoormans Gallery di New York (2006); “Omissis” (*) al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2006); “Underworld” alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2010); “Giardini” alla Galleria Pack di Milano (2011); “Passante incrociato” (*) al Centro Arti Visive della Fondazione Pescheria di Pesaro (2012); “Marcobaleno” alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2014); “I giardini di marco” (*) al MuseoLaboratorio di Cit- tà Sant’Angelo (2015); “#studiolacittà” (con Luca Pancrazzi) allo Studio la Città di Verona (2016); “Materia grigia” (con Leonardo Pivi) da Imperfettolab/art (*) a Longiano (2019) e “Di scooter de pi- ctura”, alla AplusB Gallery di Brescia (2021). Nel 2021 vince la prima edizione del Premio Nazionale per la Pittura “Osvaldo Licini” (*) e tiene una personale al Museo Osvaldo Licini di Ascoli Piceno (2021/2022). Dal 2019 vive e lavora a Lecce. 

(*) catalogo 

 

Un giovane uomo seduto ad un tavolo apparecchiato davanti a una finestra chiusa.

Il primo ricordo di Marco è per me un’immagine, questa. Quell’uomo è un giovane artista, originario di Meldola, capitato a Torriana per amore, mi confesserà poi… Il tavolo apparecchiato è all’Osteria del Povero Diavolo, una linda trattoria di paese che nel lontano 1990 ha da poco aperto i battenti, mutuando nome e lascito da uno storico locale di Scorticata (antico nome di Torriana).

Non ci conosciamo, ci diamo “del lei” e dopo aver descritto verbalmente il menu, alla consueta domanda: “Cosa desidera mangiare?” la sua risposta è breve e risoluta: “Bigoli con i ceci”. Sarà il suo piatto d’elezione per diverso tempo a venire.

Quel posizionarsi davanti alla finestra chiusa, e non di spalle guardando la piccola saletta del ristorante, distraendosi casomai con qualche avventore o particolare d’arredo, ha suscitato in me una grande curiosità. Guardava la finestra chiusa ma era come se vedesse oltre, come se il suo sguardo attraversasse le barriere e si aprisse sul fuori, sullo spazio invisibile al di là, spaziando oltre un confine fisico ma non mentale. 

Era lo sguardo di un artista che abbiamo imparato a conoscere crescendo insieme negli anni, lui col suo lavoro di ricerca pittorica, noi col nostro laboratorio culinario, lui creando visioni, noi risvegliando il piacere in un piatto. 

E’ così che per suggellare un comune percorso di crescita professionale, nonché un’amicizia e una stima maturata negli anni, che nel 2004 è nata l’idea di creare un lavoro pittorico appositamente per il Povero Diavolo. Nel suo non sempre facile lavoro di giovane artista, in un mondo dell’arte troppo spesso governato dal mercato e dalla fama – oltre a quello di docente di Pittura all’Accademia delle Belle arti di Ravenna, stabilmente precario – Marco stava comunque vivendo una stagione molto intensa e creativa dopo l’importante esordio alla Biennale di Venezia del 2001 col suo “Quadro mondiale”, che campeggiava sulla facciata del Padiglione Italia e dedicato a tutte bandiere del mondo e che di fatto apriva la mostra internazionale ideata e curata da Harald Szeemann in quella 49° Edizione dal titolo “Platea dell’Umanità”. Noi d’altro canto, stavamo trasformando la ricercata osteria di paese in un ristorante di gran livello, adeguando stile ed estetica al nuovo corso della cucina.

“Farò un lavoro molto pulito ed essenziale – ci disse Marco – occorre priviate le pareti e l’ambiente di altre immagini ed orpelli.”. Per l’inaugurazione del nuovo Povero Diavolo nel giugno del 2004, nuovi personaggi e soggetti animavano le pareti del locale. Marco, armato di metro, chiodi e martello, si era “attaccato” ai muri con le oltre 40 formelle delle “finestre”, poi coi “cinesi”, il ”povero diavolo”, alcune “bandiere” e due “cieli stellati” a completare un lungo e armonioso percorso di presenze e suggestioni visive che ci hanno fatto compagnia per molti anni ancora.

Nella mostra di quella collezione che qui proponiamo, ci sono figure e materiali divenuti per noi famigliari, compagni di tante ore vissute in quegli ambienti. È un lavoro che sa tresmettere una bella intensità e respira di passato, ma che, sempre fresco e attuale nel suo impatto, ha voglia di appagare altri occhi ed altri sguardi sul futuro.

Stefania e Fausto Fratti

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