• Via le sanzioni alle Ong e accoglienza diffusa. Porti aperti ai migranti

    Porti aperti alle navi delle ong, che resteranno impunite se sbarcano migranti in Italia. Maglia larga per la protezione internazionale e si ritorna all’accoglienza diffusa, cavallo di battaglia della sinistra. La definitiva bozza giallorossa, che affossa i decreti sicurezza dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è un’assurda retromarcia. Un «bidone» legislativo che è da un mese sul tavolo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha fatto sottoscrivere la bozza dai capi delegazione delle forze di maggioranza. Peccato che il governo non abbia avuto il coraggio di approvarlo in Consiglio dei ministri, prima delle elezioni regionali.

    L’aspetto paradossale è che nel titolo del decreto sparisce la parola «sicurezza», come se fosse un tabù. E rimangono solo le «Disposizioni in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, nonché in materia di diritto penale». Un lavoro di cesello contenuto in 9 articoli, che va oltre le richieste del capo dello Stato, Sergio Mattarella, scaturite dal secondo decreto sicurezza di Salvini.

    Il primo «bidone» è non solo la scomparsa delle multe milionarie per le Ong. L’articolo 1 prevede di fatto l’apertura dei porti per le navi dei talebani dell’accoglienza. I blocchi, che possono ancora venire decisi dal Viminale, «non trovano comunque applicazione () nell’ipotesi di operazioni di soccorso immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo e allo Stato di bandiera». In pratica le navi «umanitarie» potranno continuare a imbarcare migranti partiti dalla Libia semplicemente avvisando via radio, come già fanno fra mille furbizie. Le multe, fino a 1 milione con Salvini, vengono riportate alla cifra iniziale da un minimo di 10mila a un massimo di 50mila euro, ma difficilmente verranno applicate essendo chiaro che il divieto di transito e sosta nelle acque territoriali italiane non può essere applicato a chi soccorre i migranti. E non c’è traccia delle «sanzioni che potrebbero diventare di carattere penale» annunciate solo 48 ore fa da Lamorgese scatenando la protesta delle Ong.

    Il secondo «bidone» è il riallargamento delle maglie strette volute da Salvini sulla protezione umanitaria e l’ampliamento della casistica dei permessi di soggiorno. Grazie all’articolo 5 bis i richiedenti asilo torneranno a venire regolarmente iscritti all’anagrafe con tanto di carta di identità valida per te anni. Non solo: viene dimezzato il tempo di trattenimento nei centri per il rimpatrio dei migranti in attesa di essere rimandati a casa, da 180 a 90 giorni «prorogabili per altri 30 qualora lo straniero sia cittadino di un Paese con cui l’Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri».

    Il terzo «bidone» è il ritorno al «sistema di accoglienza e integrazione» diffusa sul territorio, che farà infuriare soprattutto i governatori leghisti delle Regioni. E verranno ristabiliti una serie di servizi in parte tagliati da Salvini. Nei centri «sono erogati, anche con modalità di organizzazione su base territoriale, oltre alle prestazioni di accoglienza materiale, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, la somministrazione di corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio» si legge nel testo definitivo.

    Non è detto, però, che i grillini fatti a pezzi dalle urne e divisi approveranno in Parlamento, senza colpo ferire, il decreto «bidone» tanto caro alla sinistra.



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